<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' version='2.0'><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-32277565</atom:id><lastBuildDate>Tue, 09 Mar 2010 14:46:01 +0000</lastBuildDate><title>parole di giorno e di notte</title><description>a volte le foto non sono sufficienti - a volte le parole edificano immagini - 
capita che foto e parole definiscano tutto</description><link>http://www.paolobusolin.it/blog.htm</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Paolo)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>96</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-4261248370943178251</guid><pubDate>Tue, 12 Jan 2010 23:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-13T00:04:00.060+01:00</atom:updated><title>ribes</title><description>&lt;p&gt;vidi un giorno una ragazza che dondolava per la città. sì, hai capito bene, ho usato il verbo dondolare. perché lei non stava semplicemente camminando, oh, no. lei si muoveva continuamente, prima a destra e poi a sinistra, e riusciva ad andare dritta. voglio dire, non era come l’andatura di un ubriaco. procedeva lungo la sua via, aveva un percorso ben preciso in mente, una meta insomma. ma per raggiungerla scuoteva la testa e il corpo, come se ascoltasse musica con le cuffie. no, non aveva cuffie alle orecchie, ho controllato. le passai accanto – dovetti aumentare di molto la mia andatura abituale - e la guardai di lato. niente cuffie. capelli raccolti in una coda, orecchie piccole, sorriso su labbra strette e rosse, occhi a fessura per mettere meglio a fuoco la luce. insomma, era il ritratto della felicità. mi sembrava che i suoi pensieri fossero sufficienti per vedere tutto bello, lucente, sereno, degno di essere affrontato. ti giuro, prima di quel giorno mai avevo incontrato una persona così, come posso dire, leggera? sì, leggera.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;sì, lei si accorse di me. chiaro, per quanto fosse assorta nei suoi fantastici pensieri colorati, tuttavia non era completamente assente. si accorse di me e si voltò. mi guardò, senza interrompere la sua andatura, continuando a sbandare, sorridendo. io le camminavo accanto, come un cretino, la guardavo. non ho idea di che sguardo potessi avere, sicuramente assomigliavo ad un grande punto di domanda in giacca e cravatta. credo le sembrassi buffo. ad un tratto si fermò e mi parlò.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;mi chiese se poteva aiutarmi. gentile, le risposi. ma no, non avevo bisogno del suo aiuto. e allora perché mi sta seguendo, mi domandò. domanda lecita, pensai. perché mi ha incuriosito. aprì gli occhi. erano enormi, verdi, rotondi. cosa l’ha incuriosita di me? ci pensai per qualche secondo, cercavo una risposta intelligente e adeguata. non la trovai e le dissi semplicemente: l’ho vista camminare strana, dondolava, e sorrideva dondolando. ti giuro, le dissi così, sai come sono io, non è che sia il tipo che si mette a parlare apertamente con gli sconosciuti, men che meno se si tratta di donne. eppure quel giorno mi sentivo forte, spensierato, curioso.    &lt;br /&gt;fece un gesto che mi ricorderò per il resto della mia vita. mi prese sottobraccio. te lo giuro su mia nonna. sottobraccio, come un vecchio amico, o un amante. avrei potuto essere suo zio, a dire il vero. zio e nipote sbandata, ecco cosa potevamo sembrare ai passanti che camminavano per quella strada in quel momento.     &lt;br /&gt;venga con me, prendiamoci un succo di frutta.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;io non bevo succhi di frutta, ma lei me ne fece bere due. uno all’ananas e un altro al ribes. dolcissimo. partiamo dall’inizio. mi accompagnò in questo bar. era uno di quei posti moderni, bianchi, con mobili lineari, angoli acuti, riviste di design sul tavolo, oste con pochi capelli e gli occhiali piccoli e rettangolari. ordinò due succhi all’ananas. io odio l’ananas. se bevo qualcosa che non sia vino, mi faccio portare l’armagnac. succo all’ananas non lo bevevo da quando portavo i calzoni corti e giocavo a pallone usando gli alberi del parco come pali. eppure non osai contraddirla. mi teneva la mano, e dondolava giù per la sala, accompagnandomi ad un tavolino tra due porte.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;bene, mi disse. bene, le risposi. siamo qua, continuò. così pare, apostrofai. avevo sete, si giustificò. io no, ma le faccio volentieri compagnia, continuai. può mangiare, mi venne in soccorso. preferisco bere controvoglia, risposi. le va bene l’ananas, domandò. penso di sì, accennai. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;arrivò da bere. brindammo timidamente. sorseggiai quel liquido freddo, dolce e acidulo. mi domandò il mio nome e risposi educatamente. io mi chiamo anna stella, proclamò. annastella attaccato o staccato, completai interrogativo. cheglienefrega, commentò saggiamente. in effetti, mormorai. così vuole sapere perché dondolo felice per la città, arrivò subito al punto. mi giustificai farfugliando qualcosa che conteneva il ma-no-era-così-per-dire.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;guardi, e aggiunse il mio nome pronunciandolo con attenzione (tremai), io sono felice perché non ho motivo di non esserlo in assenza di ostacoli evidenti. camminavo, c’era una bella luce, volevo salire su al parco, le mie gambe rispondevano ai miei comandi e trovavo il ronzio della città particolarmente melodico e adeguato a quel momento. pensa che sia pazza?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;ti assicuro, avevo perduto le parole. non sapevo se fosse un sogno o uno scherzo. fissai i suoi occhi rotondi che mi stavano perforando e conclusi che era un sogno. eppure avvertivo distintamente il succo schifoso che attraversava il mio esofago e si depositava nello stomaco, mentre finivo il mio bicchiere in un goffo tentativo di prendere tempo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;ha ancora sete? annuii, meditabondo. fu così che ordinò il liquame al ribes. non parlò più. aspettammo che il cameriere tornasse e ci portasse la bevanda. mi misi a bere. quando finii quella robaccia fu come se si fosse rotta una diga dentro di me. le raccontai tutto, del lavoro nuovo, della casa non finita, dei vestiti di lei nell’armadio che non avevo il coraggio di aprire, del funerale di mia nonna, di te, che sei la persona di cui più mi fidi al mondo. insomma, furono decine di minuti di monologo. parlavo ai suoi occhi, che sembravano carta assorbente. condivideva con l’iride e le pupille, sentiva tutto, era una droga. ad un tratto non ebbi più niente da dire. ero esausto. lei si alzò di scatto e andò a pagare. non protestai, non ne avevo la forza. quando tornò da me mi disse: viene su al parco con me ad ascoltare la città dall’alto o sarà troppo occupato a riavvolgere il nastro che mi ha appena sbobinato addosso?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;non aggiunsi altro. mi alzai dalla poltroncina bianca e la seguii.    &lt;br /&gt;&lt;a href="http://scattoso.tumblr.com/"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="scattoso" border="0" alt="scattoso" src="http://lh4.ggpht.com/_a7ZKrsjkwoA/S0n08bIp6xI/AAAAAAAAAJQ/iMwnRfcFovs/28082009-pola01%5B4%5D.jpg?imgmax=800" width="283" height="342" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-4261248370943178251?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2010/01/ribes.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-2448961608775181366</guid><pubDate>Sat, 09 Jan 2010 10:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-09T11:06:08.220+01:00</atom:updated><title>spiccioli</title><description>&lt;p&gt;quant’è? &lt;em&gt;cinquemila&lt;/em&gt;. troppo. &lt;em&gt;troppo per te, ho la coda fuori dalla porta per quella cifra&lt;/em&gt;. non ci credo, ti offro duemila, ce li ho in tasca. &lt;em&gt;non so cosa farmene dei tuoi duemila&lt;/em&gt;. ti devi accontentare, c’è crisi. &lt;em&gt;no, tu sei in crisi, visto che hai solo duemila in tasca&lt;/em&gt;. senti, a me quel coso serve, ma non sono disposto a spendere cinquemila, è un prezzo fuori mercato. &lt;em&gt;bello, sono io che faccio il mercato qui, se ti dico cinquemila significa che li vale&lt;/em&gt;. è il tuo ultimo prezzo? cinquemila? &lt;em&gt;sì&lt;/em&gt;. bene, allora addio. &lt;em&gt;addio&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;sapevo che saresti tornato&lt;/em&gt;. ti offro quattromila. &lt;em&gt;mica hai trovato da meno, in giro, eh&lt;/em&gt;? sì, ho trovato da meno, ma so che se dovessi avere problemi so come trovarti. &lt;em&gt;eh, vedi, la garanzia e l’assistenza hanno un costo&lt;/em&gt;. appunto, ti offro quattromila sull’unghia. &lt;em&gt;e io te ne chiedo cinquemila&lt;/em&gt;. dai, sono tornato da te apposta per chiudere la faccenda. &lt;em&gt;ma la chiudiamo in fretta, basta che scuci cinque bei pezzi da mille e ci salutiamo&lt;/em&gt;. ascolta, io non ho cinquemila, arrivo a quattromila rinunciando ad un sacco di cose, tra cui il weekend romantico che avevo promesso a mia moglie. &lt;em&gt;oh, poverino, dovrei commuovermi&lt;/em&gt;? non mi servono le tue lacrime, mi serve il tuo ok per quattromila e ci stringiamo la mano. &lt;em&gt;amico&lt;/em&gt;? sì. &lt;em&gt;quella è la porta, io non ho niente di cui parlarti a queste condizioni&lt;/em&gt;. sono sicuro che ci ripenserai. &lt;em&gt;non ci ripenserò&lt;/em&gt;. vedremo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;come è andato il giro romantico&lt;/em&gt;? bastardo. &lt;em&gt;è sempre un piacere incontrarti&lt;/em&gt;. senti, ti propongo un accordo. &lt;em&gt;e perché dovrei ascoltarti&lt;/em&gt;? perché tu devi vendere, non puoi tenertelo lì a marcire. &lt;em&gt;chi ti dice che non l’abbia già venduto&lt;/em&gt;? se l’hai fatto ti uccido. &lt;em&gt;corro il rischio&lt;/em&gt;. l’hai venduto? &lt;em&gt;diciamo che potrei essere in procinto di sbarazzarmene ad un prezzo più che ragionevole&lt;/em&gt;. cioè? &lt;em&gt;settemila&lt;/em&gt;. prendi questa busta, ci sono cinquemila lì dentro, còntali, dammi l’arnese e poi non ti voglio più vedere. &lt;em&gt;non hai capito che ora il suo prezzo è settemila&lt;/em&gt;? non bluffare, volevi cinquemila e ce li hai, ora basta. &lt;em&gt;non sto bluffando, se rinuncio ai tuoi cinquemila adesso, tra un’ora ne posso avere settemila&lt;/em&gt;.&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;[colpo di pistola, fumo, odore di bruciato, corpo che cade all’indietro, rumore sordo, sedia che si spezza]&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;[rimette in tasca la busta, corre all’armadio dietro al corpo ormai esanime, apre l’anta. non c’è niente. solo un biglietto: “mi hai ucciso per niente, l’avevo già venduto a diecimila il giorno prima che tu venissi da me la prima volta”]&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;[si siede, incredulo. prende il telefono, compone il numero veloce associato al tasto 2]&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;amore? sì, ciao, sono io. tra venti minuti sono a casa… sì, prepara pure… no, stiamo leggeri oggi a pranzo… sì, sto bene, è che non mi va di mangiare, mi hai detto che sto ingrassando e questa cosa me la sono segnata… sì, ti amo anche io… sì, raccontami, cosa ti è successo al supermercato?… ma sei sicura di non aver messo le monete in tasca senza accorgertene?… è difficile che la cassiera ti freghi con il resto, ma non si sa mai. comunque, non devi preoccuparti, sono solo spiccioli.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://scattoso.tumblr.com"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="scattoso" border="0" alt="scattoso" src="http://lh4.ggpht.com/_a7ZKrsjkwoA/S0hVDrQdxPI/AAAAAAAAAJM/-LmM1oq_V_4/DSCF1415-pola%5B4%5D.jpg?imgmax=800" width="278" height="335" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-2448961608775181366?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2010/01/spiccioli.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-3079022788797907654</guid><pubDate>Fri, 01 Jan 2010 23:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-02T00:36:32.640+01:00</atom:updated><title>vite</title><description>&lt;p align="left"&gt;guardi l’orologio da tavolo e non riesci a distinguere i numeri. i cristalli liquidi sono sbiaditi e il pulsante per illuminarli emette una timida luce verdina che rende ancora più irriconoscibili le cifre. ragioni che forse è ora di cambiare le batterie. ne hai comprato un pacco da sei il giorno prima, erano in sconto. sollevi il piccolo apparecchio, indossi gli occhiali da lettura e ne esamini il retro. per accedere al vano devi prima smontare la base. provi a pensare al giorno in cui avevi tirato fuori quell’orologio dalla scatola e lo avevi montato. non ti ricordi i tuoi movimenti, si sono persi tra i gesti veloci che durano solo il tempo della consapevolezza dell’azione. inizi a spingere lo sportellino verso il basso, come indica la freccia stampata sulla plastica. senti dolore alle mani. ti fermi e te le guardi. sono mani da vecchio. non sono mai state grandi, appartengono ad una persona che nella vita ha solo studiato e fatto l’impiegato. riprovi. lo sportellino non si sposta di un millimetro dalla sua posizione di riposo. appoggi l’orologio sul tavolo, con il retro rivolto verso l’alto e lo guardi curioso, massaggiandoti i polsi. c’è un piccolo foro alla base dello sportello. ti avvicini e ti accorgi che dentro c’è una minuscola vite che lo fissa. ti serve un cacciavite sottile e lungo. ne avevi uno, tanto tempo prima, che usavi per le lenti degli occhiali. era piccolo e rosso. chissà dov’è ora. si sarà perso durante uno degli ultimi traslochi. già, trasloco. avevi lasciato la casa, con la c maiuscola, quella fatta e voluta assieme. quella, l’unica, con il giardino dove mettevi i tuoi limoni e le tue piante con i fiori dai colori accesi. avevate studiato ogni vano, ogni nicchia. ti ricordi la faccia dell’architetto quando avevi pronunciato la parola “nicchia”. non era cosa comune creare spazi inutili dentro i muri dove mettere una lampada e un vaso colorato. ti piacevano i colori. lei ti aveva contagiato. dipingeva quadri senza senso, solo pennellate cromatiche senza bordi né contorni. dovevi scoprire tu la forma, in funzione del tuo umore e grado di astrazione. lei diceva che proprio la non definizione del titolo dell’opera era l’obiettivo della sua velleità artistica. un titolo limita, racchiude, soffoca. tu l’assecondavi. in cuor tuo pensavi che chi non riesce a dare un titolo è una persona che non sa cosa sta facendo. ragionamento a posteriori. troppo facile. in ogni caso ora hai un problema. devi svitare la piccola vite che blocca lo sportello delle batterie e non possiedi utensili adeguati allo scopo. apri il cassetto delle posate, ma i coltelli hanno la punta troppo larga. niente da fare. apri altri cassetti, ma non c’è traccia di qualcosa di adatto. vai in bagno e cerchi all’interno del mobiletto. trovi rasoio, tubetti di dentifricio da viaggio recuperati in alberghi senza identità, un pettine di plastica marrone che non usi da quando hai deciso di tenerti i capelli quasi rasati. un blister di aspirine scadute. ti guardi allo specchio, di sfuggita. hai gli occhi spiritati e stanchi. il collo è pieno di rughe. il viso è spento. sei vecchio, solo, e non hai i mezzi per cambiare le batterie ad un orologio. torni in sala, recuperi un coltello e provi a forzare l’apertura. sollevi la plastica facendo perno sulla vite che rimane fissa al suo posto. intravvedi le due pile, ma non riesci a toccarle. rimetti tutto in ordine dai un’occhiata all’ora. in fondo si riescono ancora a vedere le cifre. non benissimo, ma con gli occhiali e la luce giusta non ci sono grossi problemi. rimetti il piccolo apparecchio sulla mensola e capisci che hai voglia di fumare. non dovresti, te l’hanno proibito con veemenza. cardiopatie, coronarie o qualcosa di altrettanto minaccioso. ripensi all’immagine del tuo volto allo specchio e apri la finestra accendendoti la sigaretta. c’è luce fuori. illumina il mondo che se ne va da solo. osservi bene, sbuffando fumo acre. quello che vedi è niente.&lt;/p&gt;  &lt;p align="left"&gt;niente, appunto. deserto.&lt;/p&gt;  &lt;p align="left"&gt;&lt;a title="scattoso" href="http://scattoso.tumblr.com" target="_blank"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="scattoso" border="0" alt="scattoso" src="http://lh5.ggpht.com/_a7ZKrsjkwoA/Sz6G_1hbBaI/AAAAAAAAAJI/wW3U02TowtA/13082009001pola5.jpg?imgmax=800" width="334" height="403" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-3079022788797907654?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2010/01/vite.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-8640216755889436428</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2009 15:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-01T18:38:09.407+01:00</atom:updated><title>ride</title><description>&lt;p&gt;l’uomo che non si metteva il cappello nemmeno quando nevicava sbuffò alito gelato non appena uscì dalla porta del condominio. la temperatura era risalita dalle parti dello zero e il silenzio attutito della neve secca e pesante risuonava a volume nullo per il piazzale, la strada senza traffico e il canale poco distante.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;qualche condomino, armato di pala e altruismo, aveva creato un passaggio stretto ma ben definito attraverso lo spiazzo. per girare attorno all’edificio e raggiungere il camminamento sull’argine, tuttavia, sarebbe stato necessario sprofondare i piedi fin quasi sotto al ginocchio e sperare di non perdere l’equilibrio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;il protagonista di questa storia, complici due o tre calici di barbaresco bevuti al buio in compagnia della voce di lucio dalla, puntò decisamente verso la neve. il cappotto era ben chiuso, le mani in tasca, le guance calde e i capelli ribelli. i primi passi furono incerti, lambiccavano la neve fresca affondando con rispetto. i successivi si fecero più sicuri, sebbene sempre più goffi e comicamente instabili. quando raggiunse l’argine, osservò l’acqua del canale, nera e gelida. nessuno in vista, si udiva solo il suono distorto di un’ambulanza che si allontana.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;un cane passa, piscia e ride&lt;/em&gt;. le parole della canzone gli saltellavano in testa, mentre rabbrividiva, sbuffava e provava ad immaginarsi la risata di un cane che prendeva in giro un uomo malinconico alla fermata di un tram.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;continuava a nevicargli addosso. si abbassò e raccolse una palla di neve con la mano. la strinse fino a farla diventare dura e compatta e la lanciò in acqua. plof. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;si decise. il declivio dell’argine era illuminato dal lampione di fronte. non c’erano appigli visibili, solo un manto bianco e compatto. avanzò di un passo ma capì di non avere molte possibilità di rimanere in piedi. si sedette sulla neve e si lasciò scivolare in basso. a pochi centimetri dal canale si arrestò, rendendosi conto che qualsiasi movimento l’avrebbe spinto sott’acqua.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;gli piaceva l’odore là sotto. un misto di muschio e legno bagnato. la corrente era veloce, evidentemente avevano aperto le chiuse. la neve era entrata sotto i pantaloni e iniziava a non sentire più le gambe. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;la mia anima nel vaso, da una crepa vola via. &lt;/em&gt;gli apparve l’anima a forma di nuvola che si faceva strada attraverso la feritoia, conquistava il cielo e rendeva infinita la propria esistenza, trasportata dai venti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;i minuti passavano e lui non si decideva. si voltò verso l’alto e vide il segno del suo corpo che aveva scavato un passaggio verticale lungo il declivio. non c’era golena, solo una specie di gradino su cui aveva terminato la discesa. non sarebbe mai riuscito a risalire.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;aiuto. troppo flebile era la sua voce. riprovò. niente. decise di gridare ad intervalli regolari, per concentrare al massimo l’aria. gli nevicava sugli occhi, sul viso, addosso al cappotto che ormai era quasi completamente bianco. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;amico. amico. cosa fai.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;si voltò e gli sembrò di vedere due occhi lucenti e un volto scuro. un indiano con un mazzo di rose. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;stai bene. rispondi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;aiutami.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;aspettami. ti aiuto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;un ladro di passaggio, con una certa cortesia, mi chiede “hai del fumo? sì. del fuoco? sì” e dopo il furto scappa via.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;hai del fuoco. non scappare. ho freddo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;cosa dici?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;niente. aiutami. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;sì. sono qui. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;non scendere, si scivola.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;prima di chiudersi del tutto, i suoi occhi videro proiettili di ghiaccio, sempre più sottili, sempre meno percepibili, ovattati… poi il nulla.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;si ritrovò disteso su una panchina. due persone gli erano a fianco. due facce scure e quattro occhi lucenti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;ecco qua. come stai. chiamo ambulanza? tu preso freddo. tu devi scaldare corpo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;annuì. si voltò di lato e vide un cane annusare un mazzo di rose gettato a terra.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;un cane che passa e piscia. non ride. sorrideva invece l’uomo, senza volerlo, le gote congelate in una smorfia di lucida rassegnazione. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://scattoso.tumblr.com" target="_blank"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="20122009-pola" border="0" alt="20122009-pola" src="http://lh4.ggpht.com/_a7ZKrsjkwoA/Sz4zAMutp-I/AAAAAAAAAJE/egVZJ5dDk3A/20122009-pola%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="332" height="399" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-8640216755889436428?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/12/ride.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-1881162972666565891</guid><pubDate>Fri, 11 Dec 2009 03:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-11T06:56:48.583+01:00</atom:updated><title>pushback</title><description>c'è un villaggio, da qualche parte tra gli appennini, dove i giorni e le notti scorrono senza nessuno che se ne accorga.    &lt;br /&gt;l'ultimo abitante se n'è andato dodici anni fa, durante una tormenta di neve. ha caricato l'auto con le poche cose che gli erano rimaste da trasportare nella nuova dimora, ha acceso il motore, ed è sceso lungo i tornanti della strada ghiacciata. l'ultima curva, però, gli è risultata fatale. sarà stata la stanchezza, o forse il desiderio di essere già arrivato, di abbracciare sua moglie e di farci l'amore. tant'è che è andato dritto. i segni dei pneumatici sulla neve parlano chiaro: nessun segno di frenata o di scivolata, nessun estremo tentativo di correggere una rotta decisamente sbagliata. due linee parallele più scure che solcano il bianco, poi il dosso del colle, l'ombra che si stacca per qualche attimo da terra, il peso del motore. &lt;br /&gt;l'impatto. il fuoco. l'esplosione.&lt;br /&gt;l'hanno ritrovato una settimana dopo. pianti. urla. strazio. dolore di pochi, pensiero cupo in qualche altro.    &lt;br /&gt;oblio e nescienza dei rimanenti.&lt;br /&gt;è estate, e la vecchia fiat si ferma nel mezzo dell'incrocio.    &lt;br /&gt;scende un uomo di media statura e con la barba. si guarda in giro. cerca un caffè, una sedia e un tavolo dove appoggiare il quaderno degli appunti.     &lt;br /&gt;niente. tutto chiuso. quello che doveva essere il bar ha la serranda chiusa e la scritta ‘totocalcio’ scolorata. sconsolato, risale in auto e si lascia per sempre quel posto alle spalle. è stanco di viaggiare, decide di rinunciare alla sosta e di puntare verso casa.&lt;br /&gt;avrebbe voluto essere altrove.&lt;br /&gt;un tardo pomeriggio di marzo stavo seduto bevendo tè zuccherato nella sala d'attesa dell'aeroporto kennedy.    &lt;br /&gt;guardavo fuori e c'erano nuvole minacciose che facevano risaltare il bianco e l'argento delle fusoliere degli aerei.     &lt;br /&gt;improvvisamente ci fu un lampo che rischiarò il piazzale, i trattori del pushback, le valige ammucchiate nei carrelli e sui nastri trasportatori, le tute gialle degli operatori addetti al controllo a terra e alla sicurezza.     &lt;br /&gt;la pioggia arrivò dopo pochi secondi. inizialmente fu un acquazzone intenso, che durò qualche minuto.     &lt;br /&gt;poi cessò del tutto. silenzio.     &lt;br /&gt;il vento iniziò a soffiare ad ondate, dapprima cadenzate in intervalli lunghi e intensi. poi sempre più frequenti, fino a diventare un unico grande getto d'aria che proveniva dall'oceano.     &lt;br /&gt;vidi una valigia gialla volare per venti metri, prima di sbattere contro un pneumatico di un boeing già carico di passeggeri.     &lt;br /&gt;a quel punto ero già in piedi e, come tutti quelli che erano nella sala con me, stavo appoggiato con la fronte al vetro. &lt;br /&gt;l’annuncio arrivò poco dopo. aeroporto chiuso, voli cancellati fino a notte inoltrata. la compagnia aerea offrì un buono per un pasto al fast food. ci rinunciai. cercai una poltroncina in una zona poco affollata. provai a rilassarmi, facendo saltellare la mente tra sogno e percezione. mi ricordai di immagini lontane, verdi e soleggiate.&lt;br /&gt;avrei voluto essere altrove.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://scattoso.tumblr.com/" target="_blank" title="scattoso"&gt;&lt;img alt="DSC08486-pola" border="0" height="381" src="http://lh4.ggpht.com/_a7ZKrsjkwoA/SyFiAaIZlFI/AAAAAAAAAI4/_wvlLPIrWmA/DSC08486-pola%5B12%5D.jpg?imgmax=800" style="border-width: 0px; display: inline;" title="DSC08486-pola" width="316" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-1881162972666565891?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/12/pushback.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-7892519431132596040</guid><pubDate>Fri, 27 Nov 2009 23:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-28T00:52:38.931+01:00</atom:updated><title>compatto</title><description>&lt;p&gt;l’uomo che teneva l’ombrello aperto anche senza pioggia indugiò per qualche secondo di fronte al banco dei formaggi. aveva due banconote di piccolo taglio nel portafoglio e qualche moneta color terra bruciata nella tasca destra, sotto il fazzoletto bianco. fu attratto dal senso di rotondità interrotta di una forma già iniziata di caprino stagionato, così scuro al di fuori e bianco compatto nella ferita triangolare interna.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;si avvicinò al vetro freddo e incontrò lo sguardo di una ragazza bionda con le trecce che spuntavano dal cappellino basso e pulito.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘desidera?’ voce sorridente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘vorrei un pezzo di quello. non tanto grande, è per me.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;lei tagliò con mano ferma un triangolo di dimensioni accettabili e lo avvolse con rapida cura attorno alla carta con il logo del supermercato. stampò un’etichetta chimica e adesiva e gli domandò se gli servisse altro. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;no, rispose lui prendendo con la sinistra la sua cena, mentre con la destra teneva appeso l’ombrello al polso.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;camminò pensando al vuoto attraverso corsie e scaffali. passò accanto ai sacchetti dei biscotti, alle schiume da barba, alle vaschette di tortelli freschi ripieni e di detersivi profumati. pagò il formaggio e uscì nel buio illuminato del parcheggio. aprì l’ombrello velocemente. era una serata secca e gelida, non pioveva da più di due settimane. scansò due automobili dai fanali strabici e attraversò la strada sulle strisce. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;mentre si incamminava deciso verso casa, abbassò l’ombrello fino a toccare i capelli con le asticelle metalliche. aveva la sensazione che il pulviscolo del mondo lo volesse avvolgere. avrebbe tanto desiderato una protezione per gli occhi e per il viso. i passi erano veloci e intensi, lo sguardo a fessura, il disagio compresso nel volto.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;qualcuno in bicicletta gli si mise accanto, alla stessa velocità. lui si sentì osservato e accelerò l’andatura. udì il cigolio della catena messa sotto sforzo per aumentare la velocità. si voltò di colpo e vide un sorriso curioso di una ragazza con gli occhiali dalla montatura perfettamente rotonda.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘perché tieni l’ombrello aperto?’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;non rispose.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘non mi senti? guarda che non sta piovendo.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘lo so. ma mi sento meglio con l’ombrello aperto.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘hai paura?’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;esitò un attimo e si fermò.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘sì.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘di cosa hai paura? non ti stai bagnando, non rischi niente.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘tu non sai nulla.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘e cosa dovrei sapere?’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘l’aria è malata, ci uccide.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;silenzio. solo rumore cadenzato di catena, ruote e portapacchi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;‘beh, non è l’ombrello che ti salva, allora.’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;se la vide passare di lato e poi imboccare una laterale a destra, perdendola di vista. si alzò il bavero della giacca e inclinò l’ombrello leggermente in avanti. attraversò due semafori pedonali e vide il portone di casa. aprì, salì le quattro rampe di scale ed entrò nel suo appartamento, lasciando l’ombrello chiuso appoggiato alla parete sotto il citofono. il pavimento era bianco, così come i divani e i mobili della cucina. solo il tavolo era nero, lucido, senza impronte. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;tolse la carta al formaggio e lo tagliò a piccole fette, che posizionò in ordine su un piatto largo e quadrato, leggermente concavo, con gli angoli smussati. prese due vasetti, uno di marmellata di fichi e un altro di senape al miele. utilizzò due cucchiaini diversi per versarne il contenuto accanto al caprino, cercando di ricavare un’apprezzabile geometria compositiva. completò con un filo di aceto balsamico. stappò una bottiglia di vino e ne scaraffò una parte, lasciandolo decantare. stese una tovaglia bianca e pulita e mise in funzione il giradischi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;finì di preparare la tavola e si sedette, mentre sonny clark già si divertiva con il cool struttin’. si posizionò un tovagliolo di carta verde sulle cosce, strappò un pezzo di pane vecchio di un giorno e iniziò a mangiare, augurandosi buonappetito da solo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a title="progetto scattoso - it&amp;#39;s raining from the ground" href="http://scattoso.tumblr.com/post/259510214/its-raining-from-the-ground" target="_blank"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="tumblr_ktruxybRd01qat8swo1_400" border="0" alt="tumblr_ktruxybRd01qat8swo1_400" src="http://lh6.ggpht.com/_a7ZKrsjkwoA/SxBmHSicUMI/AAAAAAAAAI0/cuCXM0jt9JM/tumblr_ktruxybRd01qat8swo1_4004.jpg?imgmax=800" width="275" height="330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-7892519431132596040?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/11/compatto.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-4069643902950651701</guid><pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-24T08:37:45.351+01:00</atom:updated><title>attorno</title><description>&lt;p&gt;il fruttivendolo è colorato. il pescivendolo è bianco, forse con qualche macchia tendente al grigio e all’azzurro, qua e là. il macellaio è chiaro di sopra e rosso da metà in giù. l’edicolante è incorniciato e ha il cappello di lana che odora di petrolio. il barista è a mezzobusto e si stacca dal vetro delle bottiglie, come un pesce rosso con il grembiule nero. l’africano vende ombrelli tinta unita, ma non c’è traccia di pioggia, solo nebbia intasata a mezzo cielo. infatti, nessuno compra e tutti si sentono umidi, malconci e malinconici.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;starnutiscono.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://scattoso.tumblr.com/"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="progetto scattoso" border="0" alt="progetto scattoso" src="http://lh6.ggpht.com/_a7ZKrsjkwoA/SwuNSDk2y4I/AAAAAAAAAIw/-mGAthDDo8A/17112009%5B2%5D.jpg?imgmax=800" width="277" height="331" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-4069643902950651701?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/11/attorno.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-4001681989220790774</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2009 04:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-12T16:33:21.259+01:00</atom:updated><title>solo</title><description>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Leggo l’etichetta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Gusto rotondo. Ne assaggio un sorso immaginandomi una biglia in bocca, di quelle che servivano a giocare su piste di sabbia quando si era bimbi. Sento solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Sapore fruttato. Cerco di ricordarmi le sensazioni di un morso di mela. Niente. Allora provo con la pesca sciroppata e con l’arancia senza anitra. Ancora niente. Sento solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Sapore asciutto. Qui siamo al paradosso. Sono perfettamente consapevole di avere liquido in bocca. D’altronde sto bevendo. Provo ad astrarre, a stare al loro gioco. Asciutto è qualcosa di non bagnato. Tuttavia, riferito ad uno stile, può caratterizzarne anche la sobrietà. Ragiono. No, un vino-sobrio è inconcepibile ossimoro. Deve voler dire altro. Alzo lo sguardo e vedo un uomo magro in piedi di fronte a me che sta bevendo un bicchiere di acqua con limone. Ecco. Lui ha un fisico asciutto. Io no, perché tendo ad alzare il gomito. Sono confuso. Sento solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Odore vinoso. Ecco, questo mi trova perfettamente d’accordo. Non ne capisco il senso, però. Hai poco spazio per fare una descrizione e ti perdi in pleonasmi. Forse sono io troppo complicato. Oppure terribilmente banale. Sento solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Sapore abboccato. Oddio, mi sento una triglia. D’altronde il vino è un’esca e chi lo beve abbocca. Il suo sapore, semmai, è abboccante. Sembra quasi un’aberrante inversione tra soggetto e complemento, cacciatore e preda. Inizio a pensare che sia un linguaggio in codice. Qualcosa del tipo “l’aquila è allunata” o “il cielo è blu sopra le nuvole”. Intravvedo complotti e minacce. Mi riempio di nuovo il bicchiere. Bevo. Sento solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Gusto morbido. E’ decisamente una trama di terroristica diplomazia internazionale. Infatti il cuscino è morbido. Il cachemire è morbido. I capelli cotonati e pieni di balsamo sono morbidi. La morbidezza prevede il tocco e l’affondamento senza troppa resistenza. Ci provo. Mentre sorseggio tento di affondare il liquido con la lingua e a valutarne l’impatto. Non ce la faccio. Sfugge via. Mi va per traverso. Tossisco, mi pulisco la bocca e ragiono. Sento solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Sapore amabile. Sì, è vero. Lo amo e lui si fa amare per il suo sapore. Qui però sono preparato, me l’hanno spiegato poco tempo fa. Infatti amabile, riferito ad un vino, significa che tende al dolce. E presuppone che tutto ciò che è dolce si debba amare. Molte persone, me compreso, amano di più la pasta alla carbonara e un panino con la soppressa piuttosto che un millefoglie con crema e cioccolato. Il mio amore per il gusto amaro è forse figlio di un dio amoroso minore? Aggrotto le sopracciglia, un pochino offeso. Ci bevo su, rendendomi vagamente conto che sento solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Proseguo con la lettura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Si accompagna con l’abbacchio al forno, l’agnello al tegame con i carciofi e la carne di maialino da latte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Do un'occhiata alle altre bottiglie chiuse che sono in bella mostra sul bancone e sbircio la loro etichetta. Si accompagna con l’antipasto magro e i pesci di lago. Con i broccoli. Con la cacciagione. Con la pasta all’uovo e i sughi estivi. Con i dolci all’uvetta. Con il foie gras. Con il salmone affumicato. Con i sottaceti e il tonno in scatola e le cipolle di Tropea.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'trebuchet ms';"&gt;Mi viene fame di tutto questo. Decido di ordinare qualcosa di solido per accompagnare la mia bevuta. Ma cosa ordino? Maialino da latte? La confusione giunge al culmine. Ruoto la bottiglia per finirla. Osservo il mio bicchiere positivamente mezzo pieno ma non accompagnato. Single. E’ splendido. Solo vino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/oche-700176.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/oche-700173.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-4001681989220790774?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/11/solo.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-5815974226663828353</guid><pubDate>Tue, 12 May 2009 03:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-12T07:18:16.388+02:00</atom:updated><title>briciole</title><description>&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;ora&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;sono seduti di fronte, si guardano. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;sollevano insieme una fetta biscottata spalmata di miele e la addentano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;non smettono di guardarsi mentre le briciole cadono dalla bocca e rimbalzano sul tavolo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;alcune vanno sulle ginocchia, altre per terra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;masticano lenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;prima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'appartamento è vuoto e la ragazza dai capelli rossi ha appena aperto le finestre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ha ancora la borsa della spesa in mano e rimane in piedi in mezzo alla sala.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dentro la borsa ci sono fette biscottate, un vasetto di miele e un cucchiaino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;per terra, una bottiglia di verduzzo ramandolato e due calici di vetro già lavati ed asciugati, avvolti in carta assorbente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;ora&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;con ancora una goccia di miele sull'angolo della bocca, lui si alza. prende la bottiglia, che stappa con facilità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;versa il verduzzo nei calici. le porge il suo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;brindano velocemente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;bevono lenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;appoggiano i bicchieri. lei spalma miele su altre due fette biscottate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'e pensare che non mi era mai piaciuto il miele', dice lui, interrompendo il silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'nemmeno io lo mangio spesso. solo che mi pareva una bella idea'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'un brindisi alla bella idea, allora'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'ooh' si interrompe lei. il fondo del suo bicchiere ha lasciato una circonferenza incompleta sul piano del tavolo. si alza e si affretta a prendere la carta assorbente che avvolgeva i calici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui la blocca con la mano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'no, non farlo. lascia così'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;prima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lo aspetta. aveva detto che sarebbe arrivato presto con la cassetta degli attrezzi di suo padre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il tavolo ikea è ancora chiuso nel suo imballo, appoggiato alla parete.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;è un tavolo lungo. marrone scuro. lei lo voleva più chiaro. alla fine aveva vinto lui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;avevano deciso di iniziare dal tavolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;perché una casa per iniziare a non essere più vuota, deve avere un tavolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;e quattro sedie con cui abbozzare i primi inviti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;ora&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lei osserva la macchia restringersi lentamente. rimane solo un piccolo filo, perfettamente circolare, che si interrompe due volte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'ma poi rimane?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui sorride.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sai che queste sedie vengono da casa di mia nonna?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sì'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sono vecchie. le ho sempre ammirate. sono sedie di legno robusto, che si appoggiano bene, non traballano, non scricchiolano. anche la paglia è ben tenuta'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sono state mai usate?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'la nonna aveva un'osteria poco fuori città, lungo la statale. queste erano le sedie di un tavolo sull'angolo opposto al bancone, vicino all'ingresso. mi ricordo che si sedevano sempre quattro professori in pensione. giocavano a scopone scientifico, bevevano tamarindo e bestemmiavano in italiano, associando al divino bizzarri animali e curiosi mestieri'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ridono. di gusto, stanchi e con i muscoli delle spalle indolenziti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;prima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;bussa alla porta, lo fa entrare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui è sudato, afferra la cassetta blu di ferro con due mani e si dirige verso la sala.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;estrae un cacciavite, una forbice grossa e un martello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'al lavoro!'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;tirano fuori tutti i pezzi e si dividono i compiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lei è addetta a decifrare le istruzioni e a preparare i tasselli e le viti da usare ad ogni passo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui martella, avvita, solleva, allinea.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'guarda che quel supporto l'hai montato storto! non vedi che poi non ci passa la gamba?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui annuisce, sconsolato. insieme si aiutano a rimettere i pezzi in senso logico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'perché se hai quattro viti, le fissi in quest'ordine? cioè, ti guardavo prima. parti con una, poi vai in diagonale, poi ritorni e chiudi con l'altra diagonale. che senso ha?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'non ne ho la più pallida idea. l'ho visto fare al gommista con i bulloni della ruota della mia macchina. ci sarà un motivo, no?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;ora&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si versano l'ultimo bicchiere. lei fruga nella borsa e si accende una sigaretta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'non dovevi smettere?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sì, ma sognavo questo momento da anni'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'allora non ti voglio svegliare dal sogno'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui si alza e apre la finestra. l'aria è tiepida, ma il cielo si sta scurendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'verrà un temporale, credo'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'bello! hai portato della musica?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sì, aspetta, ho una radiolina nella tasca della giacca'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;la prende, l'appoggia sul tavolo e l'accende.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;rumore bianco, poi voci, suoni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;un tuono e una folata di vento. prime gocce pesanti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;luce di lampo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;temporale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;prima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'che te ne pare?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'mi pare che siamo stati bravi, no?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;spostano i cartoni e il cellophane, prendono le sedie e le mettono a due a due lungo i lati lunghi del tavolo appena costruito. niente capotavola, il convivio è per persone vicine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'ora possiamo festeggiare!' squilla la voce di lei sollevando il sacchetto e la bottiglia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;poi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;una ragazza dai capelli rossi si sveglia improvvisamente. ascolta e non sente nulla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;guarda l'ora. sono le quattro del mattino. è sola, come sempre di notte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si alza e va in cucina a bere un bicchiere d'acqua.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;vede i piatti da lavare e i cartoni della pizza da buttare via.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;appoggia il bicchiere sul tavolo, vicino alla lettera del padrone di casa che le chiede l'aumento istat dell'affitto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;vuole anche gli arretrati degli anni precedenti.&lt;br /&gt;con gli interessi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/ud_ost-741059.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 376px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/ud_ost-741056.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-5815974226663828353?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/05/briciole.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-7154392634634302969</guid><pubDate>Mon, 11 May 2009 03:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-11T08:03:21.069+02:00</atom:updated><title>molino</title><description>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;un vecchio senza bastone cammina aggrappato ad una donna robusta dai capelli color cuoio.&lt;br /&gt;è sole, tepore, tarda mattinata, domenica.&lt;br /&gt;indossa un maglione giallo sgargiante, una camicia a righe larghe blu e bianche. porta pantaloni grigi di due taglie più grandi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;un giovane di mezza statura e con la barba sta seduto ad una panchina e legge un breve romanzo di vita vissuta.&lt;br /&gt;li sente arrivare. sa che c’è un’altra panchina dietro di lui, leggermente in ombra.&lt;br /&gt;sente le loro voci avvicinarsi.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“ci sediamo lì, così ti riposi un po’.”&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;la donna ha un forte accento dell’est.&lt;br /&gt;“sei contento che oggi sia bello?”&lt;br /&gt;è brava di congiuntivo, pensa il giovane osservando un gruppo di bambini che gioca a strega-comanda-color sul prato di fronte.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“sì, è bello. però è venuta tanta pioggia quest’anno.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“sì, ma oggi godiamo il sole. poi torniamo a casa così ti riposi.”&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;molti silenzi di ragionamento e di costruzione tra una frase e l’altra.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“hai sentito la mirella? tuo fratello diventerà nonno, sei contento?”&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;silenzio. poi una voce sottile di risposta.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“sono vecchi, i nonni.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;passano i minuti. il giovane di mezza statura e con la barba li sente alzare. lei lo prende sottobraccio e lo trascina per i primi metri. poi lui riprende il passo. ha i piedi piccoli. si ferma in mezzo al vialetto e, guardando l’erba di lato, sussurra:&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“avevo un molino. quando dosavo un chilo di farina, all’inizio ne prendevo tanta, senza pensarci. poi però, gli ultimi grammi li misuravo per bene, con la punta della sessola. andavo preciso, attento. lento.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lei gli posa una mano sulla spalla incurvata.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“bene, dai. ora però andiamo, che è tardi.”&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;e si incamminano.&lt;br /&gt;precisi, attenti. lenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/aless_passeggiata-782137.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/aless_passeggiata-782127.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-7154392634634302969?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/05/molino.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-2133398633280906341</guid><pubDate>Thu, 07 May 2009 21:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-07T23:58:31.805+02:00</atom:updated><title>rotondo</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il cielo è opaco ma brillante di luce pomeridiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la discesa è intensa al di là del cancello chiuso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;premo un pulsante, attendo risposta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi guardo attorno e vedo ulivi e alberi da frutto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non so che frutti siano, non me ne intendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;l'auto è messa di sbieco sul tornante, il motore ronza al minimo &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;vedo un numero di telefono fisso. lo compongo, lo chiamo, sento libero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi risponde ancora il silenzio. nessuno si occupa di me.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;poi un numero di telefono mobile. lo compongo, lo chiamo, sento libero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;una voce mi dice buonasera, personalizzato, con stile e voce suadente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;chiedo informazioni, dico che voglio fermarmi per mangiare e per dormire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sento disponibilità, prezzi. mi si domanda se sono intollerante a qualche cibo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi sento accolto, coccolato, ben voluto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;quasi atteso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;una vecchia con forte accento toscano e la voce da ex fumatrice di trinciato essiccato, marcito all'umido di un clima infausto, mi accoglie con passi corti ma decisi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi porge chiavi, mi conduce in camere al di là della sala, che chiama con nomi di fiori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;c'è il tulipano, l'orchidea e altri fiori che non so ripetere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;scelgo la mia in funzione del letto grande e della finestra di fronte che dà sulla valle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;fuori ci sono montagne. iniziano le alpi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ma-con-gran-pena-le-reti-cala-giù. ricordi elementari.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;quelle che vedo credo siano le "ma".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;è un avversativo, quasi un avvertimento che fatico a decifrare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;torno dalla vecchia, dentro la grande sala con tavoli apparecchiati a metà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi offre da bere vino bianco acidulo. esco in terrazza e mi siedo sulla sedia di ferro, rigidamente altalenante nelle sue gambe imperfette. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi dice pure che la figlia, la scinzia, sarebbe arrivata da lì a poco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il tempo di riempire due volte il bicchiere è sufficiente per trovarmi di fronte la scinzia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la sua voce suadente, quasi radiofonica, mi accoglie con un misterioso "sono sicura di averla già incontrata in un'altra vita".&lt;br /&gt;io rimango possibilista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;poi incalza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;"cosa l'ha portata qui da noi?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;"il caso", rispondo, "un'indicazione seguita e un'altra ignorata"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lei guardandomi con occhi incisivi mormora: "giù a paese dicono che il caso non esiste".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;giù a paese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono l'unico ospite. il menu mi viene proposto senza scelte, già deciso a priori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ci sono i ravioli di sua madre e il coniglio fatto all'etrusca, ricetta segretissima che immagino scritta con andamento bustrofedico su pergamene nascoste in grotte di tufo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi porta dell'olio dentro ad una tazzina di caffè. me lo descrive come "il migliore, finora". è quello di febbraio, più rotondo rispetto a dicembre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ragiono su come la rotondità attribuita all'olio accentui il senso di scivolamento su piano inclinato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi versa vino ligure, di color rosso indeciso, quasi un affronto alla cardarelliana grande luce che si va sfacendo e muore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;tuttavia si fa gustare, nasconde profumi che il cromatismo imperfetto non lasciava trapelare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi parla della sua vita. mi chiede della mia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;uno scambio di vite tra sconosciuti, limitando eventi importanti e ingrandendo dettagli quasi scordati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;saluti veloci, stanchezza consapevole di chi sa che l'ora di sveglia è poco distante da quella del sole.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;due passi avanti e uno di lato. il pastore tedesco, vecchio e spettinato, alza gli occhi e scuote la testa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la chiave gira due volte, odore di legno e di pulito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;schiena su morbido, lenzuola rigide che odorano di cambio frequente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;gli occhi si perdono nel buio dei pensieri e dei ricordi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;assieme agli occhi, ecco che tutto il corpo si immerge nel passato, traslando nell'altrove e nel gradito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;arriva l'immagine di due donne e un uomo seduti ad un tavolo di un ristorante molto distante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;una parla di televisione francese vista via satellite. poi accenna all'antennista della parabola morto perché caduto da un tetto troppo scivoloso quando piove. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;eventi disgraziati presenti e lontani come il rumore del vento quando si dorme al caldo delle piume d'oca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;o come la pioggia quando la destinazione è altrove.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;vite sprecate come l'amore mal riposto, che si perde nelle onde del tacito soffrire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/foss_sera-716799.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 232px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/foss_sera-716786.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-2133398633280906341?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/05/rotondo.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-9034111261875947776</guid><pubDate>Sun, 03 May 2009 21:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-03T23:49:59.068+02:00</atom:updated><title>coda</title><description>faccio caramelle. non so fare altro. ho molte teorie sulle caramelle. ad esempio, sono fermamente convinto che i coloranti artificiali non rendano nervosi i bambini. tutto sta nella quantità. e poi se un bambino è tranquillo, e i miei, ringrazio dio, lo sono, di sicuro non si agita per un po’ di colorante sulle mie cocacole gommose o sui miei marshmallows.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mio padre era un tecnico, smontava e rimontava i macchinari da solo, senza aiuto di nessuno. se non trovava qualche pezzo, andava da persone che conosceva solo lui e ritornava di notte con la valvola o il pignone necessari a rimettere in moto la produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi piacciono gli elicotteri. ne avevo uno parcheggiato sul retro. un giorno è caduto un fulmine che ha distrutto l’elica di coda. e sono rimasto a terra, perché mi ero dimenticato di rinnovare l’assicurazione. l’ho rivenduto così com’era e con i soldi ho ingrandito il capannone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sono strabico e mi piacciono le donne. mi faccio le lampade tre volte alla settimana. mentre sono lì dentro provo ogni tanto ad aprire gli occhi sperando che i raggi sistemino questo mio difetto. ottengo solo lacrime e abbagli. le donne non mi amano, non vedono in me nulla di bello. tuttavia le pago, non tantissimo a dire il vero, e ottengo l’amore che voglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sono sposato, ovviamente. mia moglie era mia compagna delle medie e mia vicina di casa. sua madre si lamentava sempre dei rumori che mio padre faceva di notte mentre aggiustava i macchinari. so per certo che una notte è andata da lui a chiedergli di smetterla. è tornata a casa la mattina dopo. dicono che sorridesse. anche per questo tratto mia moglie come una sorella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ora sono in galera. mi hanno arrestato perché davo caramelle ai bambini al parco.&lt;br /&gt;stanno facendo accertamenti.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/ve_gen09-782133.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/ve_gen09-782130.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-9034111261875947776?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/05/coda.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-2032518044999118829</guid><pubDate>Thu, 19 Mar 2009 03:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-19T08:15:20.237+01:00</atom:updated><title>ausiliari</title><description>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il capostazione di un piccolo paese di campagna se ne sta seduto alla sua scrivania, compilando moduli e appoggiando la matita sul mento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dietro di lui, la planimetria elettronica delle vicinanze della stazione e le luci degli scambi si illuminano di verde e di rosso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;una campanella suona, annunciando l'arrivo di un treno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;non si sa se stia arrivando da destra o da sinistra. uguali sono entrambi i lati, si perdono all'orizzonte. l'unica differenza è la luce. più scura quello a est, più sovraesposta quello ad ovest.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;è tardo pomeriggio di un'estate qualunque. una domenica sera. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;pochi viaggiatori sono in piedi sui marciapiedi, in genere affollati di pendolari.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;la donna di media statura con i capelli corti e chiari sulle orecchie piccole è in attesa guardando i binari.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si sente le gambe molli e fastidiose punture di spillo in testa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;partono dalla fronte e si estendono di lato, fino alla nuca, per poi penetrare verso l'interno, trivelle che scavano fossati esondanti di ricordi e di immagini mal riposte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;in realtà non sta solo aspettando un treno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;è in attesa di un risultato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;avevano parlato di accertamenti. senza specificare cosa dovessero accertare, se il falso allarme o la vera malattia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;le era venuto in mente l'aggettivo 'protocollato', che le era parso d'udire tra le pieghe dei discorsi di altri medici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;in quel momento aveva perduto conoscenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si era risvegliata molte ore più tardi, con la mente annebbiata e la lingua come allappata dal troppo tannino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;aveva deciso di partire, di stare da sola, almeno in quei primi momenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;le avevano detto che sarebbero serviti venti giorni per sapere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;in quei giorni camminava senza meta. mangiava con poco gusto. stava seduta ore ad una panchina verde e sbucciata di un piccolo giardino appena dopo le ultime case del paese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;i pensieri saltavano dal passato con lui al futuro senza di lui. il presente, il qui e ora, rappresentava per lei solo un susseguirsi di attimi poco importanti, veloci, fastidiosi. si prometteva continuamente che se tutto fosse andato bene, gli avrebbe dedicato più tempo di quanto avesse mai fatto. l'aveva trascurato, soprattutto negli ultimi anni, quando il suo egoismo e la sua indecisione avevano annebbiato tutto il resto. non si era accorta del suo viso che a poco a poco si ingrigiva in maniera sospetta, dei suoi occhi spenti, delle sue guance più scavate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;la mente era piena di tutto quello che avrebbe dovuto essere, ovvero di quanto sarebbe potuto accadere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;troppe forme verbali ausiliarie di una realtà che invece era univoca, digitale, spietata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ora sta tornando. ha capito che da sola semplicemente non ce la fa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;cerca condivisione, deve suddividere in parti più piccole la sua angoscia, deve ritrovare galleggianti e boe.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;due ore prima aveva telefonato all'ultima persona della sua lista personale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era colui che molti anni prima era stato tutto, era colui che la conosceva meglio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era colui che aveva rifiutato per sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;quando aveva sentito la sua voce, gli aveva semplicemente detto 'ho bisogno di te'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui, come se si aspettasse quella telefonata, le aveva risposto 'vieni'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;con poche parole gli aveva accennato all'esame, al fatto che non riguardasse lei personalmente, anche se forse lo avrebbe preferito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui era stato in silenzio e poi aveva ripetuto 'ti ho già detto, vieni. ti aspetto.'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;arriva un treno sferragliando. è sul binario opposto al suo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il capostazione chiacchiera con il macchinista in un dialetto che lei non comprende.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;la campanella continua a suonare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;poco dopo vede in fondo, verso destra, le luci di un'altra locomotiva che si avvicina lentamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ondeggia sugli scambi e si avvicina rallentando. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;apre la porta dell'ultimo vagone. entra e si siede vicino al finestrino. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;è sola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il treno riparte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ora è in mezzo alla campagna, ci sono nuvole nere e gonfie di pioggia calda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lei continua a guardare fuori, affamata di immagini, di conforto e parole giuste.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;tutti noi abbiamo in testa pochi semplici elementi che costituiscono il nostro quadro perfetto. lì dentro, lo sappiamo, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;non avremmo paura di nulla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/a27-786068.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 245px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/a27-786064.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-2032518044999118829?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/03/ausiliari.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-1515816886721456127</guid><pubDate>Thu, 12 Mar 2009 02:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-12T07:04:50.071+01:00</atom:updated><title>cloro</title><description>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;una voce, piatta ma gentile, gli dice di accomodarsi un attimo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;una risposta silenziosa, col sorriso tirato di chi non sarebbe mai comodo solo per un attimo, sussurra 'certamente'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era stata una convocazione rapida, inaspettata, perfetta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ora sta aspettando, guardando le stampe alle pareti e le copertine delle riviste allineate sul tavolino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il divano è morbido e odora di succo alla pesca. si sente ridicolo col culo sprofondato e le ginocchia un po' all'insù.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;prova a sistemarsi, peggiorando la situazione. sente l'orlo dei pantaloni risalire verso il ginocchio, minacciando l'esibizione dell'elastico del calzino, invero alquanto consumato e tendente allo scivolamento verso il basso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;odia i colloqui. ne ha fatti pochi in vita sua, senza mai aver avuto grosse soddisfazioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;aveva ottenuto un solo lavoro, non grazie alla peculiarità della sua retorica o alla magnificenza della sua esperienza professionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era stato il classico caso di amici-di-amici-di-parenti. di quel 'credo di ricordare suo padre' che dà sicurezza ma che, al contempo, puzza di mancanza di gloria. sensazione, questa di fondamentale assenza di meriti, che, in genere, raggiunge il suo apice con le classiche tre parole finali: 'me lo saluti'. 'certamente'. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;appunto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;questa volta invece era tutto merito suo. aveva avuto il contatto tramite un'amica incontrata per caso: 'provaci, non ti costa niente'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lettera classica, poche righe precise e senza enfasi. la risposta il giorno dopo, con la proposta di incontro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;davanti a lui passa un uomo basso e senza capelli. sta scrivendo un messaggio rapido sul telefonino, non si accorge nemmeno della sua presenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;entra in una stanza buia e si chiude la porta alle spalle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;poco dopo, la segretaria dalla voce piatta gli porta un bicchiere d'acqua e un caffè non richiesto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'il dottore sta finendo una riunione. nel frattempo, le ho portato un caffè'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'grazie. certamente'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;certamente un corno. lui odia il caffè a stomaco vuoto. gli mette il nervoso e le coliche addominali, che aumentano all'aumentare del nervosismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lascia raffreddare il caffè e si bagna le labbra con l'acqua che sa di cloro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;improvvisamente si rende conto di non aver portato un taccuino per prendere appunti. da qualche parte aveva letto che durante i colloqui è sempre necessario avere i mezzi per segnarsi le cose. anche solo per fare disegnini, purché diano l'aria di interesse e di comprensione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;fruga nelle tasche della giacca e trova l'agenda. è salvo. gli manca la penna, ma è il male minore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si alza in piedi e prende una rivista. parla di politica internazionale, di cina, di india, di venezuela. di strategia, di interviste, di visioni. di summit, di spirali, di terrorismo. di tutte le cose visibili ed invisibili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;una voce. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'mi scusi per il ritardo, mi segua, andiamo in una stanza tranquilla'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;muto. annuisce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'ha fatto difficoltà a trovare?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'nnno, no, conoscevo la zona'. voce monotòna. pensa velocemente al cinguettio degli uccelli, per cercare di alzare il volume.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'prende un caffè?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'no, grazie, già preso.' ecco, ora la voce è migliore, più sicura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'bene, allora lo prendo io, torno subito, intanto si metta comodo e si sieda dove vuole'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dubbio. tavolo quadrato, enorme. cinque sedie per lato. opta per un posto centrale, poi cambia e si mette sull'angolo. si siede e pensa che se il suo interlocutore si dovesse sedere sulla prima sedia d'angolo dell'altro lato, sarebbero stati troppo vicini. trasla di un posto e aspetta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;ci sono penne sul tavolo, con il logo che aveva visto sull'insegna al piano terra. ne prende una e la prova su una pagina bianca dell'agenda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;torna l'uomo con il caffè fumante in mano. si chiude la porta alle spalle e si siede poco distante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;iniziano a parlare. domanda, risposta. commento, condivisione. battuta, risata. altre domande. poi la fatidica 'mi dica perché la dovrei assumere'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;già.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;perché lo dovrebbe assumere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;non ci sono effettivamente motivi contingenti per farlo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;i requisiti per il ruolo sono soddisfatti in maniera appena sufficiente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'eccellenza è altrove, insomma.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lo guarda. si sta aspettando una risposta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;temporeggia. apre l'agenda, osserva gli appunti che ha preso negli ultimi venti minuti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;di-a-da-in-con-su-per-tra-fra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;tanto per scrivere qualcosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'perché questo posto mi fa sentire a mio agio'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;le parole gli erano venute di getto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'altro sorride.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'secondo lei io dovrei essere contento di un collaboratore che si sente a suo agio?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'beh, sì, mi pare il minimo'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si alza. gira attorno al tavolo e si siede accanto a lui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;gli prende la penna dalla mano e scrive una cifra sotto le preposizioni semplici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'questo è quanto le darei per farla sentire a suo agio'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il numero rappresentava tre quarti del suo stipendio attuale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;poi continua, riportando il doppio della cifra, subito sotto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'questo, invece, è quanto le darei tra sei mesi se sarò io in grado di fornirle almeno tre altri motivi per i quali ho fatto bene ad assumerla'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si sente addosso un sorriso enorme. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;strette di mano. sudata la sua, forte e secca quella dell'uomo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;è stordito. le ultime battute dell'incontro gli attraversano il cervello senza fare sosta per usi futuri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;formalità, tempistiche, accordi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;scende le scale a due a due. preme il pulsante apriporta che fa schioccare il metallo e gli dona il colore del mondo di fuori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;i teoremi basati sul sarebbe potuto o sull'avrebbe dovuto si fondano spesso su assiomi fatti di sogni distorti e di bende sugli occhi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/caution_newhampshire-721360.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/caution_newhampshire-721358.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-1515816886721456127?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/03/cloro.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-3413484196129276757</guid><pubDate>Mon, 02 Mar 2009 21:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-02T23:01:11.549+01:00</atom:updated><title>agrume</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;si versa l'ultimo goccio che sporca il bicchiere con una riga rossa che discende di lato.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;le caraffe da quartino, ordinate in multipli di due, rappresentano la perfezione rubizza di chi la coscienza ce l'ha fuori posto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;è la stessa persona che si chiede perché venga presa così sul serio mentre parla e recita copioni di dubbio valore.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;è la stessa persona che spergiura di non competere con nessuno, dato che fa persino fatica a stare in piedi da sola.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;si avvicina con gli occhi curiosi di chi ha perso l'interesse per tutto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;ha voglia di succo al tamarindo e di un bacio iperbarico sulle pieghe interne dell'orecchio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;desidera mordere un biscotto alla cannella e affondare i piedi sulla sabbia bagnata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;osserva le foglie larghe e pallide della pianta reclamare azoto e luce di sole.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;la luce di sole si accende da sola, torna sempre dopo un giro di trottola del nostro mondo attorno all'asse che la trafigge tra gelo e gelo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;non occorre aspettare troppo per sentirne il sapore d'agrume. il tempo di chiudere gli occhi, sognare cose e persone già viste, fino ad aprire lo scuro sorseggiando un caffè.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;la luce artificiale, gas o tungsteno eccitati da energie incanalate e costose, è fatta per chi rincorre improbabili appuntamenti al buio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;per chi tonifica il pensiero costruendo castelli di carte da tarocco, s'illude senza ammetterlo e nell'attesa è beato mentitore di se stesso.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;è come la confondibile ma fondamentalmente opposta visione di chi cerca l'amore e di chi ha solo voglia d'amare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;è il gusto diverso, non giudicabile, di chi preferisce essere arrivato piuttosto che mettersi in viaggio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/tv_nuit-714260.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/tv_nuit-714250.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-3413484196129276757?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/03/agrume.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-723453013518621451</guid><pubDate>Tue, 24 Feb 2009 23:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-22T18:12:09.658+01:00</atom:updated><title>muffin</title><description>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si svegliò presto quella mattina.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;la luce entrava di prepotenza attraverso le finestre scorrevoli senza tende.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si sentiva indolenzito. la mente, però, era lucida. gli occhi erano già aperti, senza indugio, senza fessure, senza liquido.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;alzò la schiena e si accorse di non aver mai cambiato posizione durante la notte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era crollato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si ricordava voci, sorrisi. una cena preparata con cura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;tanta festa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;gli avevano chiesto notizie di casa. si erano informati sui suoi studi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;gli avevano detto che avrebbe dovuto finire presto, che lì ci sarebbe stato un lavoro pronto ad accoglierlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era l'epoca della nuova economia.&lt;br /&gt;quella del presidente giovane e brizzolato che suonava il sassofono.&lt;br /&gt;quella della strana @ che aveva iniziato ad imperversare ovunque.&lt;br /&gt;quella della prima bolla della sua vita che non fosse di sapone.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si era sdraiato sulla chaise-longue in giardino. l'aria della notte era fresca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;di fianco a lui, un uomo stava in silenzio sulla sdraio gemella, e sorseggiava un caffè.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sono contento che tu sia qui' gli aveva detto ad un tratto, dopo essersi schiarito la voce profonda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'grazie. anche io sono felice'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;avevano iniziato a parlare. di tutto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'accento dell'uomo era straniero, sebbene la proprietà di linguaggio fosse ottima.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;tanti anni passati a lavorare e a leggere. tanta televisione sorbita fino a tardi. tanti dibattiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il mercato, la tecnologia, la rete, il prezzo delle case.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'vedrai che tra un paio d'anni qui nessuno sarà in grado di permettersi un appartamento. it's crazy'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il crazy veniva pronunciato con la erre dura, crési. e lo avrebbe ripetuto spesso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;poco dopo si era sentito la stanchezza avvolgerlo come un'onda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si era alzato, si era scusato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'no, no. va' pure a riposarti. buonanotte', gli aveva detto l'uomo, abbozzando un sorriso e poi guardandosi attorno come un gatto nervoso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;in quel momento si era aperta una porta scorrevole. dalla casa era uscita una donna che si stava asciugando le mani con un canovaccio da cucina.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'stai andando a letto?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sì, non credevo di durare così tanto. il volo è stato lungo'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'non vuoi del dolce? ne è avanzata una fetta?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'noooo, grazie', le aveva risposto massaggiandosi lo stomaco. 'direi che per stasera ho mangiato abbastanza'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sì? non mi pareva tu avessi mangiato tanto... hai assaggiato il kùbbe? e il wara'ddawali?...'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;non trovando risposta, se l'era avvicinato a sè. un bacio sulla guancia e uno sulla fronte avevano il significato della sua 'buonanotte' commossa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;mise i piedi per terra e trovò la moquette dal pelo lungo. non era abituato a quella sensazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si guardò allo specchio. sulla nuca i capelli erano per aria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;aprì la porta e andò in cucina, senza preoccuparsi del pettine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'ooohhh buongiorno!' fu l'accoglienza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;buongiorno. voce dall'oltretomba. si schiarì la voce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'dormito bene?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'decisamente' rispose, mentre lei gli si avvicinava con le braccia aperte. un altro bacio sulla fronte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'caffè?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'sì, ma non il vostro', rispose sorridendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'cosa stai dicendo?' l'uomo si stava già innervosendo. ma quell'uomo si innervosiva sempre. in genere per cose banali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;sparì in stanza e ritornò in cucina con una moka da uno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;nell'altra mano teneva un pacco di caffè.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'senza offesa, ma a me serve questo per svegliarmi!'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'i don't understand these people' fu il commento dell'uomo. come dire: razza inferiore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il fatto che lui non capisse le altre persone sarebbe stato come il crési. ripetuto spesso. era un mantra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si misero a ridere. stavano benissimo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;mentre la moka brontolava, l'uomo gli spiegò che il caffè era come l'oro. veniva quotato. ogni giorno cambiava prezzo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lei gli disse di lasciarlo stare. di non tediarlo con queste storie. gli offrì un muffin al mirtillo e uno al cioccolato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'uomo si arrabbiò con la donna. le disse di stare zitta, e aggiunse che queste cose erano importanti da sapere. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lei gli rispose 'oché oché'. per non dar ragione a chi a torto, il metodo migliore è dargli ragione guardando altrove.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;uscì dalla porta e si accomodò sulla sdraio in giardino come la sera prima.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'uomo lo seguì, con due tazze fumanti in mano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'ti ho preparato un caffè come il mio. lungo ma gustoso. è la migliore qualità. voglio che lo assaggi'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;così fece. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;i due ripresero a parlare, stessi argomenti nella medesima posizione della sera precedente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;poco dopo arrivò anche la donna. gli si sedette vicino e rimase in silenzio a guardarlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'come stanno a casa?', gli chiese ad un tratto, sebbene fosse la quarta volta che ripeteva la stessa domanda da quando era arrivato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'stanno bene. veramente'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'cosa vuoi fare stamattina?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'non saprei. voglio rilassarmi'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'ti serve l'auto? vuoi andare in libreria? ti piacciono i libri, vero? hanno aperto una libreria nuova in centro. c'è un caffè, ci sono le poltrone di pelle. puoi prendere i libri dagli scaffali e sederti a leggerli, senza comprarli'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;buona idea, ragionò.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;chiese di farsi una doccia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lei lo seguì in casa, andò in stanza da letto e tirò fuori due asciugamani da un cassetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui li aprì per verificarne le dimensioni. c'erano grandi fiori disegnati. rose, tulipani, azalee...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;erano gli stessi soggetti che lei usava nei suoi quadri, che dipingeva sempre più raramente ormai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui però si ricordava di quelle tele enormi, piene di colori decisi, quasi infantili. ne aveva almeno tre a casa sua...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;rimase a lungo sotto il getto d'acqua. la sera prima non aveva avuto la forza e la voglia di lavarsi via l'odore di jumbo jet.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;tornò in cucina vestito di indumenti spiegazzati. vide la donna alle prese con la preparazione del pranzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'lavori già?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'mi prendo avanti. mangeremo verso le quattro, così arrivano anche gli altri. è tardi per te? se vuoi un sandwich o un frutto...'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'no grazie. mangerò qualcosa in libreria, nel caso'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'oché... va' pure in garage, lui è di là che ti prepara l'auto bianca'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;infatti il cofano era sollevato e l'uomo aveva il busto che ruotava in avanti e di lato, controllando ogni angolo del motore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'l'olio è a posto, i livelli perfetti. il filtro è nuovo, l'ho comprato ieri mattina. hai il pieno di benzina. sai guidare col cambio automatico?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;gli rispose di sì, certo. non era vero. l'aveva visto fare, gli era stato spiegato a voce. ma non aveva mai provato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;chiuse il cofano. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;'bene bene. allora buon viaggio. ci vediamo dopo'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si sedette, si allacciò la cintura, mise in moto. con delicatezza portò la leva del cambio su 'R' e fece retromarcia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;poi 'D'. era semplice.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era arrivata anche lei sul vialetto e lo guardava partire. gli fece ciao con la mano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;lui li salutò mentre accelerava.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dallo specchietto retrovisore li vide rientrare a casa, abbracciandosi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;alla prima curva si fermò, mise su 'P' e spense il motore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;scese dall'auto e si guardò attorno. case di legno, cielo azzurro, erba perfetta tagliata sui prati, traffico sonnacchioso delle vie residenziali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;in quel preciso istante provò la rara sensazione di non intravvedere ostacoli di fronte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;e si sentì forte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/passliv-735950.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/passliv-735945.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:georgia;" &gt;dedicato ad una persona che ora non c'è più.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:georgia;" &gt;ma i tuoi fiori colorati resteranno per sempre appesi alle pareti dei miei ricordi migliori.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-723453013518621451?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/02/muffin.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-6516145020334721257</guid><pubDate>Thu, 12 Feb 2009 21:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-12T22:23:28.840+01:00</atom:updated><title>pianola</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;le nuvole sono bianche e senza spigoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la luce è debole ma diffusa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il treno trotterella sul suo cammino di ferro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;un suonatore ambulante suona una melodia nota ma senza nome.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rallentiamo ad una stazione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si aprono le porte. si chiudono le porte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;una ragazza alta, mulatta e seria cammina in direzione contraria verso le scale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;escono le basi dall'amplificatore portatile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;le dita dell'uomo saltellano sulla pianola a fiato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;finisce e sorride.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;passa col cappello verde a raccogliere spiccioli tra le poltrone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;tintinnano monete, frusciano due banconote solitarie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;leggo un giornale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;scorro le parole ma non le comprendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono solo grafemi di petrolio su carta odorosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi sono incastrato nel parlare tra me e me.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;penso a cose che non c'entrano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;faccio entrare cose a cui non penso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la via lattea si muove nel vuoto a seicento chilometri al secondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;tra tre milioni di anni si scontrerà con la galassia di andromeda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi dico che è una vita che devo pettinarmi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi dico anche che troppo spesso mi sento ripetere di "non preoccuparmi, è umano".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ho visto un uomo uscire dal bar della stazione lasciando il resto sul piattino, di fianco alla cassa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;una mancia in nome della cronaca d'arte di un giorno qualunque e per questo speciale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;aveva fatto leggere alla cameriera tatuata l'incipit di un romanzo appena acquistato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lei si era segnata il titolo. poi era tornata a tagliare fette di limone su un tagliere di plastica bianca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il treno passa sotto un cavalcavia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;un vecchio in bicicletta è appoggiato alla rete di protezione e guarda il treno passare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;càpita spesso, in genere al tramonto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono giunto a destinazione. scatto di fuori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;vedo finestrini ripartire sferragliando.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;tira aria. alzo il bavero, cerco l'uscita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;francese, sesso e caffè.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;trinomio evocativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;bel titolo per un romanzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;manca un corpo, manca una storia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;manca del fumo, manca un bicchiere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;è solo un cappello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;poi sotto ci può stare di tutto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/quadro_cph-756616.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/quadro_cph-756612.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-6516145020334721257?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/02/pianola.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-7825402417230602291</guid><pubDate>Tue, 27 Jan 2009 21:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-27T23:12:58.805+01:00</atom:updated><title>suonare</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;un uomo di media statura e con la barba si guarda attorno nella sua stanza d'albergo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;borsa di lavoro, computer semiaperto sulla scrivania stretta, cravatta stesa sul letto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si infila il cappotto e si chiude la porta alle spalle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;l'ascensore è piccolo e poco affidabile. sceglie le scale, che affronta al buio, maledicendo l'assenza di interruttori a portata logica di mano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ritira la patente dalla portineria e osserva la faccia del proprietario, espressiva come un cetriolo sott'olio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;cuneo è la città.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;cuneo hotel è il nome della sua dimora per questa notte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;anafora banale di pernottamento anonimo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;chiede consigli per un buon ristorante in città.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;gli viene fornito un nome e un'indicazione approssimativa sulla dislocazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'al massimo chieda quando si trova in zona'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;fuori l'aria è gelida ma pulita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mentre cammina, si guarda attorno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;guardarsi attorno è il suo forte. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;guardarsi dentro è il suo dramma che cerca di evitare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;attraversa una piazza larga ed elegante. persone camminano come lui, in direzione contraria o tangente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;entra in un negozio di liquori e cioccolato. la donna dietro il bancone sta lacrimando congiuntivite.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lo osserva con gli occhi rossi. anche lui si sente lacrimare, forse per solidarietà, più probabilmente per reazione inconscia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;chiede del ristorante. la donna gli risponde sofferente. è nel vicolo qui a destra, saranno cinquanta metri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;facile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;entra nel vicolo. un ragazzo e una ragazza si stanno baciando appoggiati alla parete di una chiesa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono immobili, assorti, inconsapevoli, incuranti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;beati. liquidi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il ristorante è d'angolo. ci sono adesivi colorati attaccati alle finestre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rotary, gamberi, michelin, routard. forchette e coltelli disegnati. stelline.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la porta è chiusa. c'è scritto di suonare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;suona.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;apre una ragazza con sguardo asinino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'buonasera'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'buonasera'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;l'espressione è stranamente interrogativa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'è presto? sono solo'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'no, non è presto'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non si muove dalla porta e non lo fa entrare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lui guarda di sfuggita all'interno. tavoli vuoti, circondati da librerie colme di vino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'ha prenotato?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non sta scherzando. rimane seria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'no, onestamente no. è necessario?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'beh, sì. mi può lasciare il suo nome?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;l'uomo le lascia il suo nome. quello di battesimo, generico, corto, facile. confondibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lei annuisce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'può tornare tra dieci minuti, allora?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'perché? ora è presto?' ripete, sentendosi vagamente idiota.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'no, signore. non è presto'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rinuncia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'torno tra dieci minuti', sorride.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'come desidera. va bene'. lei non sorride.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lui non risponde e se ne va.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;beve un bicchiere di vino rosso in un bar che sta chiudendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ne chiede un altro, che gli viene servito in un bicchiere pulito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lui l'avrebbe voluto nel suo. adora i rabbocchi. sanno di confidenze.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;torna al ristorante. la porta ora è aperta, non c'è più traccia del cartello 'suonare'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la cameriera di prima lo saluta. indossa un maglione lungo color senape e dei pantaloni stretti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;è semplicemente bella.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'ehm, avevo prenotato'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'sì, mi ricordo di lei. mi segua'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lo conduce in sala. non c'è anima viva. solo la voce di chet baker alternata alla tromba.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sul suo tavolo c'è un fiore giallo, di fianco al cartellino col suo nome.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ordina nebbiolo, battuta di fassone tagliata al coltello e un piatto di tajarin al sugo di cinghiale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la bella ragazza dal maglione senape lo serve sorridendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;gli domanda se desidera altro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'no, grazie. ottimo così'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si alza, paga. la ragazza prende i soldi e lo saluta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'grazie, torni presto a trovarci'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;prima di uscire si guarda alle spalle. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il suo tavolo è già stato apparecchiato nuovamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;gli altri sono rimasti preparati e inutilizzati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;esce. sente meno freddo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sarà il vino, pensa scivolando col piede su una pozzanghera ghiacciata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si rialza e riprende a camminare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'assurdo è spesso figlio della mancata esperienza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/avig-759243.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 146px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/avig-759207.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-7825402417230602291?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/01/suonare.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-5597074039532346674</guid><pubDate>Wed, 07 Jan 2009 22:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-07T23:46:20.714+01:00</atom:updated><title>sordina</title><description>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;aggiusta il tiro.&lt;br /&gt;riprova, spara, riprova.&lt;br /&gt;ci pensa.&lt;br /&gt;sente la mano calda sul metallo. il polso è indolenzito.&lt;br /&gt;si stringe le narici con le dita. sente polvere. odore. terra.&lt;br /&gt;spara.&lt;br /&gt;le cuffie attutiscono il colpo. chiude gli occhi per istinto.&lt;br /&gt;li strizza come quando da giovane azionava il pedale centrale del pianoforte, mentre provava, con mediocrità, l'aria sulla quarta corda.&lt;br /&gt;la sordina simula chi non ci sente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mattone, fuga, mattone.&lt;br /&gt;linee parallele svoltano in altre ortogonali, creando uno stradario di città verticale.&lt;br /&gt;i rettangoli d'argilla si impilano e si accoppiano, disegnano fughe.&lt;br /&gt;il loro colore è bruciato di sole, freddo al tatto, ma caldo di sensazione.&lt;br /&gt;si appoggia al muretto basso e si accende una sigaretta.&lt;br /&gt;è la quindicesima della serata, approssima guardando il pacchetto quasi vuoto.&lt;br /&gt;aspira il fumo e si schiarisce la voce.&lt;br /&gt;passano persone di fronte a lui, lungo il marciapiede che porta in città.&lt;br /&gt;due uomini in maglietta nera e berretto in testa corrono verso destra. ascoltano musica da piccole cuffie bianche.&lt;br /&gt;una ragazza, che parla al cellulare con la testa bassa, schiva i due uomini senza interrompere la conversazione.&lt;br /&gt;gli passa davanti senza accorgersi di lui, del suo muretto e della sua sigaretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;appoggia la pistola sul banco. osserva in fondo.&lt;br /&gt;due centri. su venticinque colpi.&lt;br /&gt;scarso.&lt;br /&gt;è da un mese che si allena ogni giorno.&lt;br /&gt;è sempre lì.&lt;br /&gt;arriva al mattino presto con la bicicletta.&lt;br /&gt;fa due pause per prendersi un analgesico di nascosto. non potrebbe, è vietato dal regolamento. ma la testa gli scoppia.&lt;br /&gt;a volte gli sembra di essere lui la pallottola che viene sparata ed esplosa.&lt;br /&gt;solo che lui non va a sbattere contro un bersaglio o contro la parete di protezione.&lt;br /&gt;rimane lì. implode. pirotecnica interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;arriva un'auto. è una bentley nera.&lt;br /&gt;scende una donna alta, mulatta, dai capelli lisci come nelle pubblicità dello shampoo con balsamo alla placenta.&lt;br /&gt;indossa un vestito di seta intero, color perla.&lt;br /&gt;lui si avvicina alla porta del guidatore, da dove esce un uomo di mezza età. abbronzato. gli sorride lasciandolo passare. dice qualcosa con accento straniero, senza farsi capire.&lt;br /&gt;si chiude la porta. all'interno c'è profumo di donna misto a sigaro spento.&lt;br /&gt;il sedile lo avvolge mentre l'auto avanza silenziosa ma potente.&lt;br /&gt;gira alla prima a destra. non ci sono posti. frena allo stop. il profumo si mischia spinto dall'inerzia. ora prevale il sigaro, odore più pesante.&lt;br /&gt;attraversa l'incrocio e prosegue, mettendosi comodo. accelera. rallenta. frena. gli indicatori sonori di parcheggio gli permettono di accostare in maniera perfetta, senza danni.&lt;br /&gt;spegne il motore. esce. chiude la serratura con il telecomando. le luci di cortesia si attenuano fino a diventare buio.&lt;br /&gt;torna indietro a piedi, mangiandosi un unghia del pollice per evitare di fumare ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;spara spara spara.&lt;br /&gt;si sente bene quando spara. anche se capisce che se continua così non potrà più dormire di notte dall'emicrania.&lt;br /&gt;mai sofferto di mal di testa prima di iniziare a sparare.&lt;br /&gt;mai sofferto prima, a dire il vero.&lt;br /&gt;'esci presto oggi. cos'hai? un appuntamento galante?'&lt;br /&gt;la ragazza riccioluta della reception gli sorride come può fare una madre con un figlio disabile.&lt;br /&gt;'sì, certo. ho un appuntamento galante. ti sembro bello oggi? più del solito, intendo dire'.&lt;br /&gt;lui non la sopporta, ma è l'unica che gli rivolge la parola ultimamente.&lt;br /&gt;lei lo osserva da testa ai piedi.&lt;br /&gt;'sei vecchio, ma sei un vecchio che può piacere'.&lt;br /&gt;è compiaciuta della balla che ha appena pronunciato.&lt;br /&gt;sì. a volte basta poco.&lt;br /&gt;sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il ristorante si fa più frequentato. josè e mariusz, i colleghi rispettivamente portoricano e polacco, non ci sono.&lt;br /&gt;poco dopo arriva mariusz.&lt;br /&gt;'eri tu quello con la bentley?' gli chiede.&lt;br /&gt;'sì'.&lt;br /&gt;'mi pareva infatti. bella macchina, eh?'&lt;br /&gt;'comoda, sì'&lt;br /&gt;'com'era dentro?'&lt;br /&gt;'comoda. di lusso. inutile, come tutte le cose di lusso'.&lt;br /&gt;'per me sei invidioso, francisco. la bentley è sempre stato il mio sogno'.&lt;br /&gt;'non sono invidioso. la trovo una bella auto. non ci perdo la testa di sicuro'.&lt;br /&gt;non gli piace mariusz. ha l'occhio destro semichiuso. e pochi denti. i suoi capelli biondi e fini gli arrivano alle spalle. e parla troppo. fa quel lavoro da tre giorni. e ha già strisciato cinque auto. sarebbe durato poco.&lt;br /&gt;'no, caro il mio francisco. la bentley rimane la migliore. è da persone che hanno gusto. ora ci sono le maserati, che vanno di moda tra i ricconi. ma sono macchine italiane. e le macchine italiane si rompono, si arrugginiscono e scricchiolano'.&lt;br /&gt;si accende una sigaretta al mentolo, socchiudendo anche l'occhio sinistro.&lt;br /&gt;'quando stavo a cracovia mio cognato si era comprato una fiat. gli è durata due anni. completamente arrugginita, da gettare. il carrozziere si è rifiutato di riverniciarla, perché sarebbe stato lavoro inutile, diceva'.&lt;br /&gt;'di cosa parli, mariusz?'&lt;br /&gt;è josè. quello che è lì da più tempo. il veterano dei parcheggiatori. riesce a parcheggiare un hummer dove un insegnante di scuola guida non riuscirebbe a farci stare una moto.&lt;br /&gt;'parlo delle bentley. dico che sono belle, bellissime'.&lt;br /&gt;josè scuote la testa. è bello, abbronzato, irriverente.&lt;br /&gt;'le bentley sono dei cessi con le ruote'.&lt;br /&gt;mariusz rimane zitto. teme josè. continua a fumare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;uscito dal poligono si accende una sigaretta e guarda il cielo.&lt;br /&gt;poche nuvole. poco sole.&lt;br /&gt;sente una voce alle spalle&lt;br /&gt;'francisco'&lt;br /&gt;sì gira. è lei. con qualcosa in mano.&lt;br /&gt;'la tua agenda. è da tre giorni che l'hai lasciata qui'.&lt;br /&gt;mormora un grazie. si infila l'agenda in tasca e si incammina verso casa, lasciando la bici al poligono.&lt;br /&gt;troppo stanco per pedalare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;spegne il motore. josè e mariusz staranno ancora litigando sul funzionamento del motore a quattro tempi, pensa.&lt;br /&gt;nel frattempo era arrivata la corvette gialla e la ragazza dai capelli blu era uscita di corsa, lasciando cadere le chiavi.&lt;br /&gt;lui aveva raccolto le chiavi da terra, aveva messo in moto e si era messo a cercare un posto.&lt;br /&gt;di nuovo, annusa il profumo. forte, fruttato, denso. miele aereo.&lt;br /&gt;è quasi sdraiato sul sedile basso. non ha voglia di alzarsi.&lt;br /&gt;si gira. sul sedile del passeggero la vede.&lt;br /&gt;è un'agendina nera, di quelle con l'elastico.&lt;br /&gt;senza pensarci la prende in mano. sposta l'elastico e la apre.&lt;br /&gt;le pagine ruotano attorno al dorso, ben distaccate.&lt;br /&gt;sono riempite di grafia piccola, goffa e nervosa.&lt;br /&gt;la richiude e la rimette sul sedile.&lt;br /&gt;non ce la fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pensa a quella sera. pensa a cosa ha letto. pensa al perché l'ha fatto.&lt;br /&gt;non era mai stato curioso, prima.&lt;br /&gt;entra al taco bell. ordina un burrito e una cocacola.&lt;br /&gt;si siede vicino alla vetrina e osserva le auto passare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"il dentista mi ha fatto male. mi ha rotto un dente cercando di sistemarmi lo smalto. lo denuncio. domani devo chiamare dave, lui conosce avvocato bravo"&lt;br /&gt;"serata con john. un disastro. lui crede di essere irresistibile. in realtà è un debole. non bacia bene. cancellare il suo numero"&lt;br /&gt;"con louise a cena. voglio capire quanto troia è"&lt;br /&gt;"confermato. louise è una gran vacca"&lt;br /&gt;"io credo che la mia vita non valga niente. a volte sono convinta che sia così. insomma, perché continuo a prendermi in giro?"&lt;br /&gt;"perchè mi prendono sul serio mentre parlo, mentre recito una parte che non è mia? mi pare così evidente. non sono io! sto fingendo! però lo faccio bene, evidentemente. proposito: continua così e non saprai più chi sei. post scriptum: john mi ha detto che sono una dea"&lt;br /&gt;"ventitre dicembre. giornata memorabile!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;risente ancora la sua voce.&lt;br /&gt;'cosa stai facendo con la mia agenda!"&lt;br /&gt;guarda le bollicine della cocacola.&lt;br /&gt;si ricorda il suo viso e i suoi capelli blu illuminati dalle luci di cortesia della corvette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;urla, grida isteriche.&lt;br /&gt;sente passi di corsa. vede le facce stupite di mariusz e josè.&lt;br /&gt;'francisco'&lt;br /&gt;il suo nome.&lt;br /&gt;'mi ha preso l'agenda. la sta leggendo dentro la mia auto!'&lt;br /&gt;'francisco, esci di lì'&lt;br /&gt;sente unghie infilarsi dentro la pelle dei suoi polsi. non ha più l'agenda in mano.&lt;br /&gt;'tirate fuori questo stronzo'&lt;br /&gt;poi la vede. a pochi centimetri dal suo viso. la canna della pistola.&lt;br /&gt;'fuori'&lt;br /&gt;'che stai facendo!' è mariusz. le solleva il gomito. scoppiano le orecchie. odore acre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;addenta l'ultimo pezzo del burrito. si pulisce la bocca col tovagliolo.&lt;br /&gt;esce.&lt;br /&gt;una moto potente accelera e si lascia il semaforo giallo alle spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;si ricorda ancora le sagome dei corpi di josè e della ragazza stesi sull'asfalto.&lt;br /&gt;gli occhi di mariusz sono incollati ai suoi.&lt;br /&gt;'scappa, francisco. corri. qui sistemo io tutto'&lt;br /&gt;come nei film.&lt;br /&gt;si guarda le scarpe. sono al centro di una pozzanghera di sangue.&lt;br /&gt;di fianco c'è l'agenda. la solleva. cola gocce. corre via.&lt;br /&gt;sente il sibilo dell'aria mescolata allo stordimento dell'esplosione.&lt;br /&gt;passa un isolato, senza rendersene conto. corre verso la spiaggia. è sulla sabbia. fa fatica, è più lento.&lt;br /&gt;acqua. si ferma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;entra nel suo palazzo. sale al quarto piano e apre la porta di casa.&lt;br /&gt;appoggia l'agenda nera sul tavolo, accende la luce del bagno.&lt;br /&gt;si guarda allo specchio mentre lascia scorrere l'acqua dal rubinetto. i suoi occhi sono semichiusi, non dicono nulla.&lt;br /&gt;si strofina sapone e osserva il colore scuro dello sporco sul bianco pallido del lavandino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;le onde lente ma potenti dell'oceano gli spingono indietro lo stomaco. solleva i piedi, si lascia andare.&lt;br /&gt;si risveglia qualche ora dopo. è sulla spiaggia. la linea dell'alba si allunga all'orizzonte.&lt;br /&gt;è bagnato e infreddolito.&lt;br /&gt;credeva di essere morto. in realtà è riuscito a stare a galla, nonostante tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/float-797153.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/float-797148.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-5597074039532346674?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2009/01/sordina.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-1589400879414908959</guid><pubDate>Tue, 01 Apr 2008 22:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-02T01:07:22.094+02:00</atom:updated><title>battiscopa</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;è una bella giornata, piena di sole. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;perché stare rintanati? perché permettere che tutto passi senza essere presenti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi sento protagonista, nel mio piccolo. voglio avere anche io la mia parte. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;a questo penso mentre guardo fuori dal pertugio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;metto il naso fuori. annuso un po' l'aria. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;insomma, c'è ancora la punta di gelo di un inverno che continua a voler dire la sua.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;però c'è sole. suvvia. usciamo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi guardo intorno e non vedo nessuno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;già, dimenticavo. gli altri se ne sono andati da un pezzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non hanno voluto rimanere con me, non mi credevano. anche lei, la mia compagna, ha preferito posti più sicuri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;io sono rimasto da solo. per una volta nella vita ho voluto essere coerente con quello che sentivo dentro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi sono sentito di rimanere qui? bene. ora devo rendermi conto che sono solo e che mi devo arrangiare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non posso avere ripensamenti, sarebbe per me una sconfitta troppo grande.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;esco. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;devo stare attento. è un posto che non conosco molto bene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi guardo attorno. vedo erba, mattonelle. cemento, una casa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la terra è ancora dura. difficile da scavare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;continuo ad annusare. devo sentire odori che mi piacciano. a dire il vero inizio ad avere un po' di fame.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;al mattino ho sempre fame. non so perché. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non c'è nulla che mi garba. sento il rumore lontano di quelle cose enormi che emettono fumi moribondi e che si muovono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il vecchio michele lo diceva sempre. stai attento alle ruote. loro girano. sembra che vadano per i fatti loro, mentre in realtà sono sempre dirette verso di te e la tua schiena.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;le ruote schiacciano. ti uccidono. e, nei pochi attimi prima di morire, senti puzza di gomma bruciata. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ho voglia di mangiare. ora è decisa, pressante. che faccio? posso mettermi a scavare, a cercare lombrichi o piccoli insetti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;onestamente, mi fanno un po' schifo. voglio qualcosa di più commestibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sempre michele, che la sapeva lunga, mi consigliava: 'se vuoi mangiare da re, devi entrare in casa'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;io ho provato ad entrare in casa una volta. ho cercato ingressi attraverso il camino, le grondaie, i tombini. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;niente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;le porte si chiudevano troppo in fretta. sembrava che la gente avesse paura di condividere la propria intimità domestica con l'esterno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;insomma, non è bello. al di là che se mi chiudono la porta sul muso io non riesco ad entrare, ma poi, dico: perché chiudersi dentro? cosa c'è di così prezioso dentro in casa da doverlo nascondere al mondo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;bene, ho deciso. io voglio entrare in casa. mi schiacciasse un pneumatico, ma io voglio, pretendo, di entrare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;perché devo vivere in un buco scavato nella terra? perché non ho diritto anche io ad un po' di tepore? sembra quasi che la mia vita di essere piccolino valga meno della loro, così grandi, potenti e padroni di tutto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;continua a non esserci nessuno. bene. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi avvicino al muro e inizio a seguirlo. voglio capire il territorio, misurarlo. mi sento un soldato in perlustrazione del territorio nemico. sembra una frase di un vecchio film di guerra. da notare che io non ho mai visto un film di guerra, come potrei. ma fa simpatico e coerente dirlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;in fondo questa è la mia storia e uso le similitudini che voglio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;finito il giretto, mi fermo e rifletto. come da copione, le porte sono chiuse. le finestre pure. non ci sono accessi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;nel frattempo sento una goccia. due gocce. acqua. sta piovendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;poco fa c'era sole. ora diluvia. potere delle mezze stagioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;trovo riparo sotto una pianta, indeciso sul da farsi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sento un rumore deciso. uno strofinamento metallico. una porta si è aperta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;di fronte a me, un uomo di media statura e con la barba osserva il cielo. non sembra felice della pioggia. è assonnato, si vede.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rientra in casa. esce poco dopo con un sacco azzurro. rientra. esce nuovamente con un altro sacco, arancione e un po' più piccolo. i due sacchi puzzano. l'odore disgusta anche me.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rientra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ecco. ora o mai più. d'istinto mi lancio verso il pertugio che ha lasciato dietro di sè.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono dentro. mi catapulto nel buio sotto una credenza. mi fermo e sento il cuore che batte senza ritegno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono in casa. sotto un mobile. non mi ha visto nessuno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;aspetto. non posso fare altro. ho osato troppo e non posso approfittare della buona sorte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ci sono passi. non c'è solo l'uomo di prima. ci sono altre scarpe. c'è anche un omino più piccolo che cammina un po' incerto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ogni tanto cade. ad un tratto ho paura che mi abbia visto. prima di rialzarsi mi indica con la mano. dice qualcosa che non capisco. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;evidentemente, però, il suo eloquio non è così comprensibile nemmeno all'uomo di mezza statura e alla sua compagna. vedo che lo tirano su, e lo rimettono in piedi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si muovono tutti in fretta. sento una voce veloce che domanda e un'altra che risponde con tono pacato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ancora movimenti. si apre una porta. sbatte. silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non c'è più nessuno. avvicino il naso alla luce e annuso. sì. sono solo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;esco. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono felice. percorro in diagonale la stanza. veloce. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;cammino rasente al muro, sfioro lo stipite di una porta interna e sono in un altro locale, più ampio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;qui mi sbizzarisco. inizio a correre come un invasato. sfioro gambe di un tavolo, mi impenno sulla curva di un tappeto, sbatto sul morbido di un divano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi riposo. esausto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;l'eccitazione mi ha fatto dimenticare la prima ragione della mia avventura qui dentro. la fame. la voglia di un pasto decente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ecco. la consapevolezza della fame mi ha fatto venire un crampo allo stomaco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;priorità, mi dico, devo andare avanti per priorità. prima mangio, poi mi diverto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;come spesso accade nei momenti in cui tutto deve andare bene, ecco che la storia prosegue ancora meglio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;infatti, sotto il tavolo, sparso in mezzo al tappeto, c'è il banchetto. briciole di pane, di formaggio. addirittura un pezzo di mela.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non lascio che il miraggio evapori. affronto il pasto in maniera chirurgica. mangio tutto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;buona norma vorrebbe che lasciassi qualcosa per i periodi di magra. ma, vista la situazione, non ho alcuna intenzione di seguire le buone norme.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ho fame e mangio quello che trovo. ho trovato tanto, quindi mangio tanto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;dopo essermi pulito per bene i baffi, decido che è ora di osare ancora di più: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;le scale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi appoggio alla parete e inizio a salire i gradini. all'inizio scivolo un po'. poi capisco il meccanismo e in poco tempo sono al piano di sopra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;con un fiato che non ritenevo di avere, corro per tutta la lunghezza del corridoio e mi fermo - sbatto, a dire il vero - contro una porta chiusa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rimango un po' stordito. quando mi riprendo, sento rumori provenire dal piano di sotto. e odore di uomo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono tornati. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi viene un po' di panico. non posso rimanere qui in bella vista. devo nascondermi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ripercorro a ritroso il corridoio, cercando di entrare in qualche stanza buia. finalmente ne trovo una con la porta aperta a metà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi fermo sotto un armadio e aspetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;l'attesa si fa lunga. mi siedo. mi rilasso. dormo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi risveglio ed è notte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sento un odore fortissimo di respiro umano provenire dalla stanza. di fronte a me, mi pare di vedere l'omino piccolo che dorme, rinchiuso in un giaciglio protetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi muovo. dovrei aspettare, ma ormai mi sento attivo. e ho di nuovo fame.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;solo il pensiero di non aver messo da parte nulla, quando prima c'era abbondanza, mi fa sentire un cretino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sarà il buio, sarà la fame, sarà l'adrenalina che ormai si è esaurita, ma mi sento totalmente sperduto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sbatto contro il battiscopa e poi contro un piede del mobile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sento che faccio rumore, troppo rumore. niente, non sono in grado di trattenermi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi sembra di essere ubriaco. anche qui, non è che l'abbia mai provato (e come potrei, diavolo, sono un topo!), ma lo affermo così, per sentito dire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mentre barcollo col corpo e con i pensieri, ecco che inizia la fine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi fermo. cerco di stare immobile. sento due occhi che mi guardano nel controluce di una lampada accesa nella stanza accanto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi volto lentamente. il mio sguardo incrocia il suo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;è l'uomo di media statura e con la barba.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;da quello che posso vedere la sua espressione è coerente con la situazione: assonnato, vagamente impaurito, pieno di sconforto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;esce. dopo pochi secondi rientra con una scopa di saggina in mano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ora è solo agguerrito. appoggia la scopa alla parete, prende l'omino in braccio e lo porta nell'altra stanza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;poi torna e si rivolge decisamente a me.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;inizia a sfiorarmi con la paglia della scopa. io, naturalmente, scappo, seguendo il muro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;vedo che ha chiuso la porta che conduce in corridoio e ha aperto quella verso l'esterno. il suo intento è chiaro: mi vuole buttare fuori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;cerco di resistere quanto possibile. ma non ci riesco. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;mi trovo scopato fuori in terrazza come la polvere, sotto la pioggia battente, al freddo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non mi muovo. lascio che la pioggia mi bagni tutto e si confonda con le lacrime.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ho osato e ho fallito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ora sono al punto di prima. o forse peggio, perché rimango solo, ma con il gusto della felicità in bocca e nella memoria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono dolorante, non riesco più a rialzarmi. credo di essere svenuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la luce dell'alba mi rende cosciente di nuovo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono fradicio, mezzo ammaccato. ma vivo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mi trascino sull'orlo della terrazza e guardo verso il basso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;c'è l'erba del giardino, vedo il pertugio della mia tana dietro il cespuglio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ho solo voglia di tornare a casa, e di dormire finché la primavera non decide di essere più convinta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ci sono tante pozzanghere scure, laggiù...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;senza pensarci, mi faccio forza con le zampe posteriori e mi lancio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;dicono che da qualche parte ci sia sempre un salvagente pronto a non farti affogare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/cimber-704325.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/cimber-704323.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-style: italic;"&gt;dedicato all'intrepido coraggio e allo spiccato senso di pater familias del buon amico d.r., a cui ricordo quanto diceva plinio il vecchio: "mures incolae domuum sunt"&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-1589400879414908959?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2008/04/battiscopa.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-141705754900450766</guid><pubDate>Tue, 25 Mar 2008 22:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-25T23:13:27.574+01:00</atom:updated><title>cuoio</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sdraiato, pensando pensieri a cui non aveva mai pensato prima, tossisce con animo seccagno emettendo espettorato d'odio e rancore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il letto è troppo piccolo, fa caldo, c'è odore di zuppa riscaldata che entra da qualche presa d'aria intasata. vorrebbe allungare le gambe fino a sentire tutti i muscoli del corpo in posizione d'afelio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ascolta i rumori dalle altre stanze. sente amori soffocati di principianti clandestini, e il colpo secco di una lampada in frantumi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si alza. apre la porta sulla veranda, dove le finestre sono spalancate. entra un po' d'aria della notte. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sedia bianca e posacenere abusato di fronte al suo sguardo. sotto, nervosi andamenti pelvici disegnano lo stantuffo umano della città che non si addormenta mai. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;torna in stanza per recuperare la bottiglia senza etichetta d'amaro alle erbe, apre il tappo metallico a vite facendo scivolare il pollice di una mano, mentre con l'altra si accende una sigaretta corta senza filtro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si siede sulla sedia, allunga finalmente le gambe e i piedi. il polpaccio della gamba destra gli duole il vago ricordo di una valigia di cuoio distratta e ondeggiante. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;(è licenza di modo transitivo, sono un complicato viaggiatore stanco, dice rivolgengosi ad un pubblico addormentato in sala, in un improbabile &lt;span style="font-style: italic;"&gt;'a parte'&lt;/span&gt; teatrale)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;socchiude gli occhi, mantenendo una fessura sul mondo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ha fame. sente un crampo che parte dalle viscere, sfonda il piloro, circumnaviga ernie iatali ed esplode, sordo, nell'esofago.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sogna cibo remoto nel tempo e nel gusto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mangia miaccia della valle piemontese, arrotolata di affettati dall'odore di fumo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;beve caffè arabo al cardamomo, servito prendendo le tazzine dal bordo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ingoia lasagne al ragù di foca artica, in un ristorante buio e legnoso che guarda dall'alto il circolo polare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si ingolfa la gola di torta al limone dalla consistenza di spugna in uno starbucks lungo la strada dal traffico americano, intenso ma preciso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ha male alla testa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;musica. il ritmo libero di marcus miller si espande per tutto il corpo. poi si spegne. cambia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;una voce ipogea ripete in inglese che il diavolo non esiste, perché è solo dio quando è ubriaco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;parole ben poste. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;come la scritta 'lavami' disegnata da un dito dispettoso sul vetro dell'auto, nel mezzo di un deciso strato di polvere. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;e la risposta 'no, mi piaci sporca', invero molto azzeccata, incisa subito sotto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la bottiglia è ormai a perpendicolo sulla sua bocca e sul mondo. finita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la sigaretta si è spenta giusto sotto la metà. ipòssica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;i muscoli hanno smesso di emettere dolore transitivo. assenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il campanile lontano sovrasta la notte, numerando le ore del buio con rintocchi di note calate di un semitono. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;bemolli che mettono pace.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;da qualche parte, qualcosa ricorda a tutti che è necessario fermarsi, prendere fiato, guardarsi attorno, e decidere dove andare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/stop-789013.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/stop-788991.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-141705754900450766?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2008/03/cuoio.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-4069777250502867367</guid><pubDate>Sun, 23 Mar 2008 12:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-23T14:19:45.129+01:00</atom:updated><title>sconto</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;guarda i pantaloni con occhio bovino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;li prende pizzicandoli con due dita sui lati, e se li piazza davanti agli occhi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;li gira, li allunga. osserva il cavallo, la cerniera. esamina le pieghe e l'imperfetta stiratura. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non è convinta. si vede. non le piacciono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il colore poi, che dire del colore. nessuno l'ha mai considerato prima. c'erano colori più accesi, sicuramente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sono finiti. questo è l'ultimo paio della sua misura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;decide di provarseli. entra nella cabina, e chiude le tende.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;le vedo le caviglie e i piedi, da fuori. ha caviglie sottili e piedi piccoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;indugia. si starà guardando le gambe allo specchio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;finalmente se li infila. sono lunghi, ridicolmente lunghi. si china per piegare l'orlo. rispuntano i piedi e i calzini azzurri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rimane dentro per cinque minuti. immobile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ci sono persone che hanno paura di guardarsi allo specchio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lei no. evidentemente sta passando lo sguardo dall'alto al basso. forse sta facendo smorfie a se stessa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si lancia baci. inclina la testa a destra, a sinistra. indugia sulla lieve rotondità del bacino, sul suo essere donna.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;eccola che si gira e apre la tenda. ha lo sguardo confuso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'come le sembrano?', mi domanda con un filo di voce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'belli', le rispondo senza pensarci. e sorrido. il mio lavoro è sorridere e far sentire a proprio agio i clienti. meglio se con un indumento nuovo addosso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lei mi osserva. sta cercando di capire se sto mentendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'dice davvero? non so, è che mi sembrano un po' stretti. e il colore, poi, non mi dice un granché'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'no no, questo modello deve andare stretto. se fossero più larghi le cadrebbero sulle ginocchia. allora sì che sarebbe poco elegante.'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'e il colore?' sembra rassegnata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'il colore è molto particolare, in assoluto. non va con tutto. sicuramente non è il massimo con il maglione che indossa ora. ma vedrà che con una camicia dal colore neutro starà d'incanto.'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'quanto ha detto che vengono, con lo sconto?'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'trentadue. guardi, le faccio trenta così si convince'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'uhm... non so. sono indecisa. certo il prezzo è buono. poi qualcosa con cui abbinarli la troverò di certo. è che mi sento un po' piatta, poco elegante. non vedo la linea del mio corpo.'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;cambio strategia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'guardi, se non si sente sicura, la cosa migliore è lasciar perdere. secondo me sbaglia, perché questi pantaloni sembrano cuciti addosso a lei. ma faccia come si sente.'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'li prendo.'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;colpita e affondata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;paga ed esce. la vedo che si avvolge nella sciarpa e stringe gli occhi, mentre il vento di primavera se la porta via.&lt;br /&gt;vorrei uscire a chiamarla. vorrei chiederle scusa, dirle che in realtà penso che la scelta sia sbagliata. ma non lo faccio. rimango immobile. provo a pensare ad altro.&lt;br /&gt;non ci sono clienti, il negozio è rimasto vuoto.&lt;br /&gt;scosto la tenda ed entro in cabina. mi guardo allo specchio, senza capire chi vedo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;esco di corsa. mi dirigo verso il centro. la individuo. sta guardando la vetrina di un negozio di dischi. le sono dietro, col fiatone. lei si volta e mi vede. ha lo sguardo preoccupato.&lt;br /&gt;'mi sono scordata qualcosa in negozio?'&lt;br /&gt;'no', le dico con un filo di voce, 'torni con me. i pantaloni che ha preso le stanno male. le rendo i soldi.'&lt;br /&gt;lei mi guarda, rilassata.&lt;br /&gt;'perché non me l'ha detto subito?'&lt;br /&gt;'perché volevo sbarazzarmi dell'ultimo paio di pantaloni di quel modello. ma l'ho fatto prendendola in giro. e questo non è bello da parte mia.'&lt;br /&gt;ride.&lt;br /&gt;'vede, in fondo sapevo che lei non era sincera. il fatto è che mi sono spaventata guardandomi allo specchio, in cabina. c'è una luce strana lì dentro.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; volevo uscire di fretta dal negozio e fare l'acquisto mi sembrava il metodo più veloce.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la prendo sottobraccio e la riporto in negozio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;le scelte sbagliate nascono spesso da immagini distorte. e dalla poca voglia di metterle a fuoco.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/ddrb-718178.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/ddrb-718165.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-4069777250502867367?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2008/03/sconto.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-7660985957948255202</guid><pubDate>Thu, 20 Mar 2008 12:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-20T13:36:38.416+01:00</atom:updated><title>pentolino</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;nel cucinino stretto il pentolino con il sugo di pomodoro emana vapori d'estate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la pentola dell'acqua bolle fumi di sale e frumento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;al momento giusto si scola la pasta. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si versa sul piatto, si aggiunge il pomodoro caldo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il parmigiano vola a coprire di candore e di gusto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;il tavolo è grande. preparato con cura. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;cena solitaria, osservando fuori dalla finestra il buio della città che dorme.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si versa il vino. si sorseggia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;tepore in gola, giù fino allo stomaco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ho visto nina volare, canta fabrizio a volume basso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;tra le corde dell'altalena, aggiunge.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;poi si interrompe. troppo tardi per la musica. c'è gente che riposa a quest'ora della notte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rimane il silenzio. e il vuoto di un piatto finito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;altro vino, due dita, quanto basta per la soddisfazione stanca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;acqua che scorre dal rubinetto e bagna l'unico piatto e l'unica posata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;è fredda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si spegne la luce. si tocca tavolo che è ora di nuovo nudo del suo legno scuro e massiccio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;qualche bagliore arriva dalla finestra aperta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;divano. si allungano le gambe sul tavolino. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la testa si piega all'indietro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;i pensieri volano altrove. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;vento che muove pale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sole inatteso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;di nuovo l'alba. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;buongiorno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/sve-758742.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/sve-758740.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-7660985957948255202?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2008/03/pentolino.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-2251414666972984589</guid><pubDate>Sun, 16 Mar 2008 03:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-19T08:54:15.589+01:00</atom:updated><title>vortice</title><description>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;notte, buio imperfetto, sonno mai arrivato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il letto ha pieghe e densità poco note. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si è sdraiati. non si riescono a mettere a fuoco gli angoli del soffitto.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;le pareti sono spoglie.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;una stampa turistica sbiadita, un quadro di un paesaggio senza sentimento. odore di fumo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;si infilano cuffie bianche all'orecchio.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;parte la musica, possente, nel silenzio del sonno altrui.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;le parole entrano direttamente in testa, senza intermediari.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;le singole sillabe sono scandite e battono il ritmo di memorie e di immagini.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;immagini di momenti condivisi, di strade guidate, di sorrisi sinceri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;poi arriva la vecchia canzone.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;e sono memorie di cassette, reclamate con insistenza dal sedile posteriore, e infilate nell'autoradio della vecchia auto rumorosa e grande.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;quella col plaid, che sapeva di caldo d'estate e di freddo d'inverno, che era guidata dalle mani più esperte e sicure del mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;la musica va avanti, si è distratti, preoccupati.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;preoccupati di essere malati. di non poter più descrivere. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;di non poter più provare la voglia di osservare e di fissare l'immagine con poche parole ben temperate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'immagine di bere vino scadente in un bicchiere di plastica liscia e trasparente, mentre di fianco una donna addormentata porta la borsa in grembo e la testa appoggiata alla parete dell'aereo. oltre a lei, le nuvole sopra il cielo slovacco sono gonfie.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;l'immagine di passeggiate notturne per i vicoli di madrid, con il sorriso alcolico stampato sulla&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; faccia piccola e rotonda. e poi baciare quel viso con forza, facendosi male, perché si sente che non è mai abbastanza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;l'immagine di labbra strette, quasi annullate, mentre pensa con intensità o quando un pensiero l'assale. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;immagini, parole, suoni. se si mettono insieme, entrano in un vortice imperfetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;rumori. il treno che torna a san francisco passa veloce, al di là del giardino. ma ci si abitua. non ci si sveglia più.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;una donna vecchia aspetta alla fermata dell'autobus. si vorrebbe farle una fotografia. ma niente, si è di fretta, non ci si può fermare.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;un contadino aspetta ad un'altra fermata, uguale alla precedente, lungo la strada che ondeggia tra colline e villaggi.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;una ragazza alta e bionda si ripara dalla pioggia dentro una terza fermata, decine di chilometri più avanti.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;e l'autobus non c'è. non si è visto. non si sa se arriverà mai. ma queste persone aspettano.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;si vorrebbe fotografare e fissare lo sguardo di questi uomini e di queste donne. collezionare visi di persone sconosciute che aspettano un autobus fantasma lungo la strada polacca, al confine con la bielorussia.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;conversazioni.&lt;br /&gt;un uomo di bell'aspetto racconta di sè, delle sue immaginazioni, delle sue bugie.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;della sua vita randagia tra fiumi di champagne e donne bellissime.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;della sua religione e del senso che solo lui riesce a dare alla natura delle cose.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;della sua positività, dell'ottimismo di fondo che pervade la sua esistenza.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;della sua sciarada ad incastro, formata da concetti semplici e slegati tra loro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;è una figura che si confonde tra i respiri di vodka-martini e cognac, e si avvolge nel caldo e umettante abbraccio di un enorme sbadiglio.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;si sta dormendo ormai. la musica continua. è cambiato brano.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si sogna. si&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; sognano mondi paralleli formati da scelte diverse da quelle che si sono fatte.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si pensano soluzioni migliori.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;si adora l'illusione e con essa ci si droga. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;e non si vorrebbe smettere più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;confusione. forse basta solo la luce del giorno.&lt;br /&gt;e qualcosa di insapettato che indichi la via.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/cgn_globe-715132.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/cgn_globe-715105.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-2251414666972984589?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2008/03/vortice.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-32277565.post-4738393704882845428</guid><pubDate>Thu, 06 Mar 2008 20:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-06T21:53:32.570+01:00</atom:updated><title>ragno</title><description>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;chiudere un pugno, pensando a far male.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;chiedere indifferenza, disperando un'offesa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;salvare la vita di un ragno, immaginandosi lui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;definire dettagli, senza un programma.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;fare una foto, e non svilupparla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;salire una cima, e non girarsi a guardare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;masticare del pane, senza aver fame.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;chiudere la porta, quando fa caldo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;perdere il filo, quando si ha torto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;mostrarsi sicuri, con le gambe che tremano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;domandare il perdono, di chi ha commesso il peccato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sentirsi smarriti, in una strada ben dritta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;guardare per aria, e non inciampare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;procedere a testa bassa, e scivolare su un sasso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;bere due litri, e sentirsi leggeri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;assaggiare un bicchiere, e vomitare con sforzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la testa pesante, i discorsi che frullano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;le mani che sembrano quelle di un altro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sudare d'inverno e tremare d'estate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;certi di far bene, per poi fallire del tutto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sostituire la rètina con una pellicola sensibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;prendere una candela che illumini il buio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;alzare gli occhi e guardare là dietro...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si vedono più cose, va bene, lo ammetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;sembrano belle, o almeno s'intonano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ma sono sgranate, c'è tanto rumore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;rumore di sforzo a rendere nitido.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ciò che non sembra, ma è meglio così.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/fyret-712738.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.paolobusolin.it/uploaded_images/fyret-712712.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32277565-4738393704882845428?l=www.paolobusolin.it%2Fblog.htm' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.paolobusolin.it/2008/03/ragno.html</link><author>noreply@blogger.com (Paolo)</author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></item></channel></rss>